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martedì 24 gennaio 2012

Luisa Latella lascia la Prefettura dopo 2 anni. Ha lavorato al fianco degli amministratori a sostegno della legalità e ha combattuto le infiltrazioni mafiose


Il Prefetto Luisa Latella

Le voci sulla nomina a commissario straordinario del Comune di Palermo circolavano ormai da tempo ma solo ieri pomeriggio il presidente della Regione Raffaele Lombardo, su proposta dell'assessore per le Autonomie locali e la funzione pubblica, Caterina Chinnici, ha firmato il decreto che ora dovrà passare al vaglio del Consiglio dei ministri. Il prefetto Luisa Latella, pertanto, a giorni lascerà la guida del Palazzo di Governo per andare ad assumere l'incarico di commissario straordinario. Un compito difficile quanto prestigioso che riconosce al prefetto Latella un ruolo di grande spessore in grado di poter reggere le sorti del capoluogo siciliano fino alle prossime elezioni.
Luisa Latella, originaria di Reggio Calabria, coniugata, con tre figli ha iniziato la sua attività al ministero dell'Interno nel 1982 prestando servizio alla direzione generale della Protezione civile e servizi antincendi per poi essere destinata alla Prefettura di Reggio Calabria dove ha svolto quasi tutta la sua carriera, ricoprendo da giugno 2000 a gennaio 2004, l'incarico di capo di gabinetto. Successivamente è stata chiamata alla presidenza del Consiglio dei ministri per occuparsi della gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, con funzioni di vicario del commissario. Il primo settembre del 2009 è stata nominata prefetto di Vibo Valentia. Un territorio difficile dove le sue relazioni hanno portato allo scioglimento per infiltrazioni mafiose diversi Comuni del Vibonese, ultimo in ordine di tempo quello di Briatico, e l'Azienda sanitaria provinciale. Informative che hanno evidenziato come le cosche erano arrivate a mettere le mani sugli appalti e nell'ospedale Jazzolino e nello stesso e sulla costruzione del nuovo nosocomio, peraltro mai avvenuta.
Al nome di Luisa Latella sono legati anche progetti finalizzati all'utilizzo dei beni confiscati ai clan e in particolare al patrimonio immobiliare dei Mancuso di Limbadi, una delle cosche più


pericolose della 'ndrangheta. Particolarmente apprezzato in tal senso il progetto dell'Università dell'antimafia che dovrà sorgere nelle ville sottratte ai boss di Limbadi. Sempre in prima linea anche per la gestione delle emergenze, a cominciare della grande frana di Maierato, con un paese che rischiava di essere inghiottito nelle visceri della terra, e un'evacuazione di tutto l'abitato da coordinare e portare a termine in poche ore.
Luisa Latella è stata il prefetto che ha dato coraggio alla comunità di Sant'Onofrio, ed è scesa in piazza per consentire lo svolgimento dell'Affruntata, la rappresentazione pasquale che ricorda l'incontro tra l'Addolorata e il Cristo risroto. Ma il Prefetto che sta per lasciare non si è occupata solo di vicende legate alle ingerenze della criminalità mafiose, al suo tavolo si sono risolte non poche vertenze sindacali e spigolose controversie che hanno portato a salvare posti di lavoro.
Nel corso della sua carriera la Latella ha, inoltre, ricoperto l'incarico di componente della sezione del comitato regionale di controllo sugli atti degli enti locali, nonché il ruolo di commissario straordinario in vari Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose. Ha guidato inoltre, la Commissione per l'aggiudicazione di gare d'appalto bandite dal Commissario per l'emergenza ambientale della Regione Calabria, ininterrottamente dal 1998 al 2003. Il prefetto Latella lascia un vuoto che non sarà certo facile colmare. Personalità forte, per certi aspetti spigolosa, ma fortemente legata al senso del dovere. I suoi richiami a sindaci ed amministratori a salvaguardia della legalità e della trasparenza degli atti hanno fatto del prefetto Latella il punto di riferimento di molti primi cittadini, in molte occasioni incapaci di assumere decisioni ferme e in linea con quanto sancito dalle leggi in vigore.
Si apre ora una nuova fase nella speranza che quanto di buono seminato fino ad oggi possa dare i frutti sperati.
In sintesi
Il prefetto Luisa Latella a giorni lascerà la Prefettura di Vibo Valentia per andare ad assumere l'incarico di commissario straordinario del Comune di Palermo, dove da qualche giorno il sindaco del capoluogo siciliano ha rassegnato le dimissioni.
Per il prefetto Latella si tratta di un incarico prestigioso ma piuttosto difficile per le dinamiche politiche-amministrative oltre che sociali che avvolgono il capoluogo siciliano.
Luisa Latella era arrivata a Vibo il primo settembre del 2009. In questi anni si è particolarmente distinta per i suoi richiami, piuttosto forti, a salvaguardia della legalità.
(Nicola Lopreiato Gazzetta del Sud 24/01/2012)

Luisa Latella lascia la Prefettura dopo 2 anni. Ha lavorato al fianco degli amministratori a sostegno della legalità e ha combattuto le infiltrazioni mafiose


Il Prefetto Luisa Latella

Le voci sulla nomina a commissario straordinario del Comune di Palermo circolavano ormai da tempo ma solo ieri pomeriggio il presidente della Regione Raffaele Lombardo, su proposta dell'assessore per le Autonomie locali e la funzione pubblica, Caterina Chinnici, ha firmato il decreto che ora dovrà passare al vaglio del Consiglio dei ministri. Il prefetto Luisa Latella, pertanto, a giorni lascerà la guida del Palazzo di Governo per andare ad assumere l'incarico di commissario straordinario. Un compito difficile quanto prestigioso che riconosce al prefetto Latella un ruolo di grande spessore in grado di poter reggere le sorti del capoluogo siciliano fino alle prossime elezioni.
Luisa Latella, originaria di Reggio Calabria, coniugata, con tre figli ha iniziato la sua attività al ministero dell'Interno nel 1982 prestando servizio alla direzione generale della Protezione civile e servizi antincendi per poi essere destinata alla Prefettura di Reggio Calabria dove ha svolto quasi tutta la sua carriera, ricoprendo da giugno 2000 a gennaio 2004, l'incarico di capo di gabinetto. Successivamente è stata chiamata alla presidenza del Consiglio dei ministri per occuparsi della gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, con funzioni di vicario del commissario. Il primo settembre del 2009 è stata nominata prefetto di Vibo Valentia. Un territorio difficile dove le sue relazioni hanno portato allo scioglimento per infiltrazioni mafiose diversi Comuni del Vibonese, ultimo in ordine di tempo quello di Briatico, e l'Azienda sanitaria provinciale. Informative che hanno evidenziato come le cosche erano arrivate a mettere le mani sugli appalti e nell'ospedale Jazzolino e nello stesso e sulla costruzione del nuovo nosocomio, peraltro mai avvenuta.
Al nome di Luisa Latella sono legati anche progetti finalizzati all'utilizzo dei beni confiscati ai clan e in particolare al patrimonio immobiliare dei Mancuso di Limbadi, una delle cosche più

martedì 22 novembre 2011

I CARABINIERI SI STRINGONO ATTORNO ALLA COMUNITÀ DI SANT'ONOFRIO

UN MOMENTO DI SOLIDARIETÀ DOPO GLI ULTIMI ATTACCHI
 DELLA VIOLENZA CRIMINALE ALLA COOPERATIVA TALITÀ KUM

Il dott. Spagnuolo, il prefetto Latella, il questore Cucchiara e altre autorità
Il comandante provinciale dei carabinieri, Daniele Scardecchia l'aveva annunciato il giorno della manifestazione di solidarietà nei confronti dell'imprenditore Pietro Lopreiato e della cooperativa Talità Kum in località Vajoti di Sant'Onofrio. Quel giorno di fronte allo scempio perpetrato dalla violenza criminale, con il taglio di mille piante di ulivo, il comandante Scardecchia era stato piuttosto fermo non solo ad invitare la cittadinanza a collaborare ma nello stesso tempo a non mollare, ad andare avanti a non piegarsi di fronte agli attacchi delle cosche. E in segno di solidarietà e vicinanza il neo comandante dei carabinieri aveva promesso che la ricorrenza della Virgo Fidelis, patrona dell'Arma, sarebbe stata celebrata a Sant'Onofrio. Un modo come un altro per fare sentire la presenza dello Stato in una comunità che negli ultimi anni ha subìto in maniera piuttosto pesante le ingerenze di una criminalità spavalda e violenta.
 
Don Furci, don Santaguida, mons. Renzo, don Maccarone e don Fragalà

I sindaci con la fascia tricolore presenti alla cerimonia

L'impegno del ten. col. Scardecchia è stato mantenuto. Ieri mattina, infatti, nella chiesa Madre di Sant'Onofrio, alla presenza del prefetto Luisa Latella, del procuratore Mario Spagnuolo, del questore Giuseppe Cucchiara, nonchè dei vertici provinciali delle forze dell'Ordine e delle associazioni combattentistiche, il vescovo mons. Luigi Renzo ha celebrato la ricorrenza della patrona dell'Arma. Accanto a lui, oltre a don Graziano Maccarone, anche il parroco di Sant'Onofrio don Franco Fragalà, don Salvatore Santaguida, parroco di Stefanaconi e don Piero Furci, responsabile dell'ufficio di Pastorale lavoro, giustizia e pace della Diocesi.
Il ten. col. Daniele Scardecchia

Un segnale importante teso a diffondere la parola «dell'amore e della solidarietà così come – ha detto il vescovo nella sua omelia – la Madonna vergine offre la sua solidarietà al figlio Gesù». Il vescovo ha quindi esortato la comunità ad offrire tutta se stessa ai valori cristiani, così come i carabinieri nella battaglia di Culqualber offrirono il loro sacrificio per la libertà. Infine, un monito: «La paura non ci deve far sentire sconfitti». Mentre don Piero Furci, ha aggiunto: «La scelta di venire a Sant'Onofrio per celebrare la Virgo Fidelis deve servire a svegliare le coscienze e fermare una deriva; non bisogna minimizzare i fenomeni ma recepirli e poi dare dei segnali. Il nostro obiettivo è quello di diffondere la parola della pace».
La scelta di Sant'Onofrio ha rappresentato, inoltre, un attestato di riconoscimento anche per la Stazione dei carabinieri che opera sotto le direttive del luogotenente Sebastiano Cannizzaro e che da anni è impegnata a fronteggiare la presenza delle cosche sul territorio.

Il coro dei bambini presente alla celebrazione


Parole forti sono state pronunciate anche dal ten. col. Scardecchia nel suo intervento conclusivo: «La vera battaglia che noi oggi conduciamo è il servizio contro i nostri egoismi e le nostre paure, contro un nemico subdolo e viscido come la violenza criminale», quella che ha colpito la cooperativa Talità Kum e l'imprenditore Pietro Lopreiato con la distruzione di un intero uliveto. «Riteniamo che certi limiti – ha aggiunto il comandante dei carabinieri – non possano essere superati. E qui, questa volta qualcuno è andato oltre...». Il procuratore Spagnuolo, lasciando la chiesa Madre, ha elogiato l'impegno dei carabinieri e la loro sensibilità per stringersi accanto alla comunità e alle vittime della violenza criminale. Alla celebrazione erano presenti anche i ragazzi delle scuole Media ed Elementare, nonché tanti sindaci: in prima fila Tito Rodà (Sant'Onofrio) e Saverio Franzè (Stefanaconi) e quelli aderenti a Vibo Vale, con il presidente Nicolino La Gamba.
(Nicola Lopreiato – Gazzetta del Sud 22/11/2011)


I CARABINIERI SI STRINGONO ATTORNO ALLA COMUNITÀ DI SANT'ONOFRIO

UN MOMENTO DI SOLIDARIETÀ DOPO GLI ULTIMI ATTACCHI
 DELLA VIOLENZA CRIMINALE ALLA COOPERATIVA TALITÀ KUM

Il dott. Spagnuolo, il prefetto Latella, il questore Cucchiara e altre autorità
Il comandante provinciale dei carabinieri, Daniele Scardecchia l'aveva annunciato il giorno della manifestazione di solidarietà nei confronti dell'imprenditore Pietro Lopreiato e della cooperativa Talità Kum in località Vajoti di Sant'Onofrio. Quel giorno di fronte allo scempio perpetrato dalla violenza criminale, con il taglio di mille piante di ulivo, il comandante Scardecchia era stato piuttosto fermo non solo ad invitare la cittadinanza a collaborare ma nello stesso tempo a non mollare, ad andare avanti a non piegarsi di fronte agli attacchi delle cosche. E in segno di solidarietà e vicinanza il neo comandante dei carabinieri aveva promesso che la ricorrenza della Virgo Fidelis, patrona dell'Arma, sarebbe stata celebrata a Sant'Onofrio. Un modo come un altro per fare sentire la presenza dello Stato in una comunità che negli ultimi anni ha subìto in maniera piuttosto pesante le ingerenze di una criminalità spavalda e violenta.
 
Don Furci, don Santaguida, mons. Renzo, don Maccarone e don Fragalà

I sindaci con la fascia tricolore presenti alla cerimonia

L'impegno del ten. col. Scardecchia è stato mantenuto. Ieri mattina, infatti, nella chiesa Madre di Sant'Onofrio, alla presenza del prefetto Luisa Latella, del procuratore Mario Spagnuolo, del questore Giuseppe Cucchiara, nonchè dei vertici provinciali delle forze dell'Ordine e delle associazioni combattentistiche, il vescovo mons. Luigi Renzo ha celebrato la ricorrenza della patrona dell'Arma. Accanto a lui, oltre a don Graziano Maccarone, anche il parroco di Sant'Onofrio don Franco Fragalà, don Salvatore Santaguida, parroco di Stefanaconi e don Piero Furci, responsabile dell'ufficio di Pastorale lavoro, giustizia e pace della Diocesi.
Il ten. col. Daniele Scardecchia

Un segnale importante teso a diffondere la parola «dell'amore e della solidarietà così come – ha detto il vescovo nella sua omelia – la Madonna vergine offre la sua solidarietà al figlio Gesù». Il vescovo ha quindi esortato la comunità ad offrire tutta se stessa ai valori cristiani, così come i carabinieri nella battaglia di Culqualber offrirono il loro sacrificio per la libertà. Infine, un monito: «La paura non ci deve far sentire sconfitti». Mentre don Piero Furci, ha aggiunto: «La scelta di venire a Sant'Onofrio per celebrare la Virgo Fidelis deve servire a svegliare le coscienze e fermare una deriva; non bisogna minimizzare i fenomeni ma recepirli e poi dare dei segnali. Il nostro obiettivo è quello di diffondere la parola della pace».
La scelta di Sant'Onofrio ha rappresentato, inoltre, un attestato di riconoscimento anche per la Stazione dei carabinieri che opera sotto le direttive del luogotenente Sebastiano Cannizzaro e che da anni è impegnata a fronteggiare la presenza delle cosche sul territorio.

Il coro dei bambini presente alla celebrazione


Parole forti sono state pronunciate anche dal ten. col. Scardecchia nel suo intervento conclusivo: «La vera battaglia che noi oggi conduciamo è il servizio contro i nostri egoismi e le nostre paure, contro un nemico subdolo e viscido come la violenza criminale», quella che ha colpito la cooperativa Talità Kum e l'imprenditore Pietro Lopreiato con la distruzione di un intero uliveto. «Riteniamo che certi limiti – ha aggiunto il comandante dei carabinieri – non possano essere superati. E qui, questa volta qualcuno è andato oltre...». Il procuratore Spagnuolo, lasciando la chiesa Madre, ha elogiato l'impegno dei carabinieri e la loro sensibilità per stringersi accanto alla comunità e alle vittime della violenza criminale. Alla celebrazione erano presenti anche i ragazzi delle scuole Media ed Elementare, nonché tanti sindaci: in prima fila Tito Rodà (Sant'Onofrio) e Saverio Franzè (Stefanaconi) e quelli aderenti a Vibo Vale, con il presidente Nicolino La Gamba.
(Nicola Lopreiato – Gazzetta del Sud 22/11/2011)


sabato 29 ottobre 2011

MAIERATO SEDUTA STRAORDINARIA DEL CIVICO CONSESSO DOPO IL MACABRO AVVERTIMENTO


Palazzo Municipale Maierato
(MAIERATO) Le istituzioni non intendono indietreggiare di fronte all’arroganza dei poteri criminali e rilanciano unite le ragioni di un impegno teso alla riaffermazione dei principi di democrazia e legalità.
A pochi giorni dal deprecabile atto intimidatorio perpetrato ai danni del sindaco Sergio Rizzo, che nei giorni scorsi si è visto recapitare davanti il portone di casa un colombo ucciso a colpi di fucile il cui significato appare inequivocabile nel linguaggio mafioso,  rimane alta l’attenzione di tutta la comunità, profondamente turbata dall’accaduto.
E così, mentre i militari della locale stazione dei carabinieri guidati dal luogotenente Antonio Cannizzaro proseguono senza sosta nelle loro indagini, non tralasciando nessun indizio o
pista percorribile, il più impegnato a riportare serenità all’ambiente è proprio il primo cittadino.
Per Rizzo, che nonostante l’accaduto non ha interrotto il quotidiano impegno in municipio per risolvere i tanti problemi grandi e piccoli della comunità, tuttora impegnata nel non facile processo di ricostruzione del sistema infrastrutturale ed economico letteralmente messo in ginocchio dalla terribile frana del febbraio 2010, “nulla è cambiato nel mio modo di concepire l’impegno istituzionale”.
“La nostra comunità - prosegue il sindaco – saprà ancora una volta fare fronte comune contro chiunque attenti alla civile convivenza ed alla legalità”.
Intanto, una prima occasione per ritrovarsi e riflettere sull’accaduto si avrà stasera, in occasione del consiglio comunale straordinario e aperto che si terrà a partire dalle ore 19.00, convocato dal vicesindaco Antonio Lombardo, a sua volta “bersaglio” nei mesi scorsi di gravi e reiterati atti intimidatori, tra cui l’incendio in piena notte di una autovettura parcheggiata sotto casa.
A dare l’input, l’intero consiglio comunale, che vuole così attestare ulteriormente la propria vicinanza e solidarietà al sindaco Rizzo.
Numerose le autorità istituzionali che hanno già preannunciato la loro presenza ai lavori.
Tra queste, il prefetto Luisa Latella, il presidente della Provincia Francesco De Nisi, il sen. Francesco Bevilacqua, i consiglieri regionali Brunello Censore e Nazareno Salerno.   
                     (Raffaele Lopreiato)

Tutta la città fa scudo al sindaco Sergio Rizzo

MAIERATO SEDUTA STRAORDINARIA DEL CIVICO CONSESSO DOPO IL MACABRO AVVERTIMENTO


Palazzo Municipale Maierato
(MAIERATO) Le istituzioni non intendono indietreggiare di fronte all’arroganza dei poteri criminali e rilanciano unite le ragioni di un impegno teso alla riaffermazione dei principi di democrazia e legalità.
A pochi giorni dal deprecabile atto intimidatorio perpetrato ai danni del sindaco Sergio Rizzo, che nei giorni scorsi si è visto recapitare davanti il portone di casa un colombo ucciso a colpi di fucile il cui significato appare inequivocabile nel linguaggio mafioso,  rimane alta l’attenzione di tutta la comunità, profondamente turbata dall’accaduto.
E così, mentre i militari della locale stazione dei carabinieri guidati dal luogotenente Antonio Cannizzaro proseguono senza sosta nelle loro indagini, non tralasciando nessun indizio o

sabato 22 ottobre 2011

NON POSSIAMO TACERE - LE PAROLE E LA BELLEZZA PER VINCERE LA MAFIA.

Non possiamo tacere - Le parole e la bellezza per vincere la mafia ( Ediz.Incontri)
Novità editoriale di Bregantini Giancarlo M.
È in tutte le librerie il nuovo libro di monsignor Giancarlo Bregantini ''Non possiamo Tacere''. Il libro, scritto con la giornalista Chiara Santomiero,e'il racconto-testimonianza di un uomo del Nord, che anni fa decise di essere religioso, poi prete operaio, poi cappellano delle carceri e infine vescovo al Sud, in Calabria. 
Famiglia Cristiana n. 42/2011 anticipa un capitolo del libro di mons. Brigantini sul perchè la 'ndragheta vuole controllare le feste.
Famiglia Cristiana n.42/2011
Il giorno in cui s’insediò nella diocesi di Locri-Gerace fu accolto con una bomba sotto il palco e alle forze dell’ordine che gli intimavano di accettare la scorta oppose un netto rifiuto. Vescovo della gente fra la gente, monsignor Bregantini combatte la mafia e le sue derive da una vita intera. E dal di dentro. Non disdegna di entrare nelle case delle ’ndrine per consolare una madre che piange il figlio ucciso o per tentare una pacificazione. Dopo la strage di Duisburg, si reca con un gruppo di preti e laici in Germania a sostenere la comunità calabrese. All’indomani dell’uccisione del politico Francesco  Fortugno, si fa promotore insieme a tanti giovani del movimento “AMMAZZATECI TUTTI ”. Nel molisano, si batte con altri vescovi del territorio per l’acqua pubblica e i posti di lavoro. Nel racconto di un uomo del Nord, che ha scelto di essere prete operaio, poi cappellano delle carceri e infine vescovo al Sud, si alternano storie drammatiche a tante esperienze positive di collaborazione civile ed ecclesiale: nelle scuole, con le parrocchie, con le

la copertina del libro

associazioni anti-racket, con le realtà culturali e con tante persone che non cessano di credere nella legalità e nella cittadinanza attiva. Sono pagine che non si limitano a denunciare le ambiguità mafiose – nell’atteggiamento di chi paga al bar, nell’ostentazione della ricchezza, nella connivenza con la Chiesa – ma che documentano la forza di una tesi: «La mafia ha orrore della bellezza. Una delle migliori forme di antimafia è il gusto del bello, del buono e del vero. Il destino non è ineluttabile, il Sud può vincere».




NON POSSIAMO TACERE - LE PAROLE E LA BELLEZZA PER VINCERE LA MAFIA.

Non possiamo tacere - Le parole e la bellezza per vincere la mafia ( Ediz.Incontri)
Novità editoriale di Bregantini Giancarlo M.
È in tutte le librerie il nuovo libro di monsignor Giancarlo Bregantini ''Non possiamo Tacere''. Il libro, scritto con la giornalista Chiara Santomiero,e'il racconto-testimonianza di un uomo del Nord, che anni fa decise di essere religioso, poi prete operaio, poi cappellano delle carceri e infine vescovo al Sud, in Calabria. 
Famiglia Cristiana n. 42/2011 anticipa un capitolo del libro di mons. Brigantini sul perchè la 'ndragheta vuole controllare le feste.
Famiglia Cristiana n.42/2011
Il giorno in cui s’insediò nella diocesi di Locri-Gerace fu accolto con una bomba sotto il palco e alle forze dell’ordine che gli intimavano di accettare la scorta oppose un netto rifiuto. Vescovo della gente fra la gente, monsignor Bregantini combatte la mafia e le sue derive da una vita intera. E dal di dentro. Non disdegna di entrare nelle case delle ’ndrine per consolare una madre che piange il figlio ucciso o per tentare una pacificazione. Dopo la strage di Duisburg, si reca con un gruppo di preti e laici in Germania a sostenere la comunità calabrese. All’indomani dell’uccisione del politico Francesco  Fortugno, si fa promotore insieme a tanti giovani del movimento “AMMAZZATECI TUTTI ”. Nel molisano, si batte con altri vescovi del territorio per l’acqua pubblica e i posti di lavoro. Nel racconto di un uomo del Nord, che ha scelto di essere prete operaio, poi cappellano delle carceri e infine vescovo al Sud, si alternano storie drammatiche a tante esperienze positive di collaborazione civile ed ecclesiale: nelle scuole, con le parrocchie, con le

la copertina del libro

associazioni anti-racket, con le realtà culturali e con tante persone che non cessano di credere nella legalità e nella cittadinanza attiva. Sono pagine che non si limitano a denunciare le ambiguità mafiose – nell’atteggiamento di chi paga al bar, nell’ostentazione della ricchezza, nella connivenza con la Chiesa – ma che documentano la forza di una tesi: «La mafia ha orrore della bellezza. Una delle migliori forme di antimafia è il gusto del bello, del buono e del vero. Il destino non è ineluttabile, il Sud può vincere».

UN PICCOLO SPIRAGLIO NEL DRAMMA DEGLI OPERAI RIMASTI SENZA LAVORO

Ieri l’atteso vertice istituzionale convocato dal sindaco Tito Rodà
UN PICCOLO SPIRAGLIO NEL DRAMMA DEGLI OPERAI RIMASTI SENZA LAVORO
La Regione sta pensando a un reimpiego nella raccolta differenziata


Una delegazione di operai
(SANT’ONOFRIO) Dimostrando grande sensibilità e nel contempo di aver pienamente compreso le drammatiche ragioni degli operai ex Eurocoop, che dallo scorso lunedì occupano il campanile della chiesa matrice per richiamare in modo plateale l’attenzione dell’opinione pubblica sulla loro cronica condizione di “senzalavoro”, le istituzioni accolgono l’invito dell’amministrazione comunale e si presentano quasi al gran completo per un confronto a tutto campo.
A ricevere il sen. Bevilacqua, i consiglieri regionali Bruni e Grillo, l’assessore provinciale Fera, i segretari provinciali dell’Udc Massara e del Pdl Grillo nella sala consiliare comunale, il sindaco Tito Rodà con buona parte della giunta ed il segretario provinciale dello Slai Cobas Nazzareno Piperno, accompagnato da una delegazione di lavoratori in lotta.
E proprio sui volti di quest’ultimi, tra loro anche
uno degli occupanti il campanile che ha momentaneamente abbandonato la “postazione”, si legge tutta l’amarezza per una situazione che li vede loro malgrado protagonisti ed al momento senza apparenti vie d’uscita.
Il sen. Bevilacqua, il sindaco Rodà, l'on. Bruni e l'ass. Fera
Balza subito agli occhi anche la totale assenza all’incontro dei tanti familiari e amici che in questi lunghi giorni di occupazione sono stati al fianco dei lavoratori, forse volontariamente tenuti lontano in questa occasione per non acuire ulteriormente tensioni e rabbia non del tutto sopiti.
Apre il confronto il sindaco Rodà che nel ribadire la “piena solidarietà umana oltre che istituzionale ai lavoratori”, evidenzia ancora una volta le gravi difficoltà in cui versano le casse comunali ricordando che nei pochi mesi dall’insediamento ad oggi “la giunta ha dovuto stilare più piani di rientro per fare fronte a debiti per oltre un milione di euro causati da vecchi mutui, spese legali per liti giudiziarie pregresse, rate in scadenza di forniture per servizi essenziali”.
“Conseguenza di ciò - rimarca il sindaco - l’impossibilità assoluta dell’ente, pena il dissesto, di compartecipare con propri fondi a qualunque progetto di ricollocazione a lavoro”.
Le tappe salienti della “via crucis”  degli operai vengono riproste dal sindacalista Piperno che dopo aver stigmatizzato il “comportamento bulgaro della commissione straordinaria allorquando decise di internalizzare il servizio comunale di raccolta dei rifiuti”, non nasconde il proprio rammarico per la “mancata concretizzazione del progetto che prevedeva la costituzione di un consorzio su base provinciale per la gestione del servizio di raccolta differenziata”.
Sulla “necessità di creare un tavolo permanente di confronto, coinvolgendo la prefettura” punta il sen. Bevilacqua e con lui concorda il consigliere regionale Grillo, che ricorda il “progetto finalizzato all’occupazione attualmente in fase di predisposizione ”, anche se lo stesso “diverrà operativo solo nei primi mesi del nuovo anno”.
Come sempre diretto l’on. Bruni, che nel suo intervento non nasconde le “difficoltà del momento che non favoriscono la creazione di nuovo lavoro” ma nel contempo apre uno spiraglio concreto, agganciando le sorti degli otto operai santonofresi  a quelle dei 164 disoccupati vibonesi per i quali “proprio in queste ore la Regione sta assumendo le relative decisioni, valutando l’ipotesi di utilizzare per il loro reimpiego almeno parte dei fondi destinati alla raccolta differenziata e finora inutilizzati”.  
Propositivo anche l’intervento dell’assessore Fera, che manifesta la disponibilità della Provincia a “compartecipare ad un progetto su base ampia che coniughi le emergenze ambientali (rifiuti) con quelle sociali (occupazione)” e per tale ragione “capace di inserirsi in un percorso privilegiato ai fini dell’attrazione delle necessarie risorse finanziarie comunitarie”.
                        (Raffaele Lopreiato) 

UN PICCOLO SPIRAGLIO NEL DRAMMA DEGLI OPERAI RIMASTI SENZA LAVORO

Ieri l’atteso vertice istituzionale convocato dal sindaco Tito Rodà
UN PICCOLO SPIRAGLIO NEL DRAMMA DEGLI OPERAI RIMASTI SENZA LAVORO
La Regione sta pensando a un reimpiego nella raccolta differenziata


Una delegazione di operai
(SANT’ONOFRIO) Dimostrando grande sensibilità e nel contempo di aver pienamente compreso le drammatiche ragioni degli operai ex Eurocoop, che dallo scorso lunedì occupano il campanile della chiesa matrice per richiamare in modo plateale l’attenzione dell’opinione pubblica sulla loro cronica condizione di “senzalavoro”, le istituzioni accolgono l’invito dell’amministrazione comunale e si presentano quasi al gran completo per un confronto a tutto campo.
A ricevere il sen. Bevilacqua, i consiglieri regionali Bruni e Grillo, l’assessore provinciale Fera, i segretari provinciali dell’Udc Massara e del Pdl Grillo nella sala consiliare comunale, il sindaco Tito Rodà con buona parte della giunta ed il segretario provinciale dello Slai Cobas Nazzareno Piperno, accompagnato da una delegazione di lavoratori in lotta.
E proprio sui volti di quest’ultimi, tra loro anche

mercoledì 19 ottobre 2011

GLI OPERAI NON MOLLANO «RESTEREMO QUASSÙ SINO A LUNEDÌ PROSSIMO»

(SANT’ONOFRIO) Secondo giorno, e seconda notte, di protesta degli ex operai Eurocoop, tre dei quali hanno occupato il campanile della chiesa matrice che si affaccia su piazza Umberto I.
Utilizzati fino al 2009 per il servizio comunale di raccolta e smaltimento dei rifiuti, gli otto lavoratori, tutti santonofresi con moglie e figli a carico ed esclusiva fonte di sostentamento della famiglia, hanno compiuto l’ennesimo gesto eclatante per attirare l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica sulla loro condizione di “disoccupati cronici, privati anche del diritto costituzionalmente riconosciuto agli ammortizzatori sociali”.
A destare preoccupazione per la nuova, clamorosa iniziativa non solo le dichiarazioni dei lavoratori che anche nella giornata di ieri hanno minacciato gesti inconsulti se non riceveranno adeguate rassicurazioni sul loro futuro lavorativo, ma anche le precarie condizioni strutturali e statiche del campanile.
Per tali ragioni la zona circostante la chiesa matrice è stata messa in sicurezza, sin dal momento in cui è scattata l’emergenza, dalle forze dell’ordine guidate dal comandante della locale stazione dei carabinieri Sebastiano Cannizzaro allo scopo di consentire, in caso di necessità, il pronto intervento dei vigili del fuoco che hanno attivato la prevista procedura di pronto intervento e presidiano permanentemente l’area interessata.

Comunque, contestualmente alla protesta degli occupanti, sostenuta anche dagli altri lavoratori interessati e da numerosi familiari, continuano i contatti con le istituzioni preposte alla ricerca di soluzioni condivise.
Ad occuparsene, Nazzareno Piperno, segretario provinciale dello Slai Cobas, da sempre al fianco degli operai licenziati.
Un primo spiraglio sembra essersi aperto nel primo pomeriggio di ieri, quando una delegazione, guidata dallo stesso Piperno, ha incontrato in municipio il sindaco Tito Rodà.
Il primo cittadino ha ribadito la propria vicinanza umana ed istituzionale agli operai licenziati, facendosi inoltre promotore di un tavolo tecnico nel quale proseguire il confronto.
A tal proposito, Rodà ha garantito che provvederà per lunedì prossimo ad organizzare un primo incontro al quale inviterà anche il presidente della Provincia Francesco De Nisi, i rappresentanti del vibonese in Consiglio regionale Stillitani, Bruni, Censore, Salerno e Grillo ed il sen. Franco Bevilacqua, con l’intento di chiedere il loro sostegno nelle sedi istituzionali appropriate per addivenire ad una positiva soluzione della vertenza.
La proposta è stata favorevolmente accolta dai lavoratori, che però non intendono recedere dal loro proposito, ribadendo che “l’occupazione del campanile si protrarrà a questo punto almeno fino all’inizio della prossima settimana”.
(Raffaele Lopreiato)

GLI OPERAI NON MOLLANO «RESTEREMO QUASSÙ SINO A LUNEDÌ PROSSIMO»

(SANT’ONOFRIO) Secondo giorno, e seconda notte, di protesta degli ex operai Eurocoop, tre dei quali hanno occupato il campanile della chiesa matrice che si affaccia su piazza Umberto I.
Utilizzati fino al 2009 per il servizio comunale di raccolta e smaltimento dei rifiuti, gli otto lavoratori, tutti santonofresi con moglie e figli a carico ed esclusiva fonte di sostentamento della famiglia, hanno compiuto l’ennesimo gesto eclatante per attirare l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica sulla loro condizione di “disoccupati cronici, privati anche del diritto costituzionalmente riconosciuto agli ammortizzatori sociali”.
A destare preoccupazione per la nuova, clamorosa iniziativa non solo le dichiarazioni dei lavoratori che anche nella giornata di ieri hanno minacciato gesti inconsulti se non riceveranno adeguate rassicurazioni sul loro futuro lavorativo, ma anche le precarie condizioni strutturali e statiche del campanile.
Per tali ragioni la zona circostante la chiesa matrice è stata messa in sicurezza, sin dal momento in cui è scattata l’emergenza, dalle forze dell’ordine guidate dal comandante della locale stazione dei carabinieri Sebastiano Cannizzaro allo scopo di consentire, in caso di necessità, il pronto intervento dei vigili del fuoco che hanno attivato la prevista procedura di pronto intervento e presidiano permanentemente l’area interessata.

martedì 18 ottobre 2011

SUL CAMPANILE, AGGRAPPATI AL LAVORO CHE NON C'È

(SANT’ONOFRIO) Nuova clamorosa iniziativa degli otto operai fino al 2009 utilizzati dalla ditta Eurocoop per il servizio comunale di raccolta dei rifiuti.
Tre di loro, infatti, ieri mattina, sin dalle prim luci dell’alba hanno nuovamente occupato il campanile della chiesa matrice minacciando di compiere realmente gesti inconsulti se in questa occasione non verranno dalle istituzioni preposte atti concreti in direzione della definitiva soluzione della loro vicenda occupazionale.
Al loro fianco, in questa dolorosa via crucis umana oltre che lavorativa, tanti concittadini che nella giornata di ieri hanno ancora una volta voluto esprimere la loro vicinanza e solidarietà ai manifestanti, oltre che ai loro familiari, presenti in piazza Umberto I e visibilmente preoccupati per le sorti dei loro cari, ed all’esponente sindacale Nazzareno Piperno, segretario provinciale dello Slai Cobas, che fin dal primo momento ha sostenuto questa difficile vertenza lavorativa.
L’odissea di questi lavoratori inizia più di due anni fa, quando la commissione straordinaria alla guida del comune decide di internalizzare il servizio di raccolta dei rifiuti.
Da quel momento lo spettro della disoccupazione si materializza per gli otto operai, tutti con mogli e figli a carico ed unica fonte di sostentamento per la famiglia.
In questo lasso di tempo i lavoratori non se ne stanno con le mani in mano e cercano costantemente di sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica, arrivando in alcuni casi a compiere gesti eclatanti quali l’occupazione del tetto della sede della Provincia e della sala consiliare comunale.
Risale infine allo scorso 6 ottobre una prima occupazione del campanile della chiesa matrice, dal quale i tre lavoratori occupanti erano ridiscesi solo a tarda sera, grazie all’intervento della prefettura che aveva ancora una volta garantito il proprio diretto interessamento alla vicenda.
Il giorno successivo, in effetti, ad un primo incontro in prefettura ne aveva fatto seguito uno in Provincia tra una delegazione dei lavoratori guidata dal segretario Piperno ed il presidente Francesco De Nisi.
Il presidente dell’Amministrazione provinciale si era prontamente reso disponibile ed aveva individuato un possibile spiraglio occupazionale, che prevedeva l’inserimento di questi lavoratori nell’ambito dei progetti finanziati dai bandi regionali Por.
Una strada dimostratasi alla prova dei fatti comunque impraticabile, perché presupponeva l’adesione ed un coinvolgimento diretto nella fase di predisposizione della progettazione da parte del comune di Sant’Onofrio che però, per i noti problemi di bilancio, si trova nell’impossibilità di assumere qualsivoglia impegno di natura finanziaria.
Di fronte all’ennesima porta che si chiude, la decisione di ieri mattina degli ex operai Eurocoop di rioccupare il campanile.
Un gesto di disperazione, che vuole suonare anche come un “j’accuse” diretto contro l’indifferenza diffusa, come pure è stato efficacemente sintetizzato sul grande lenzuolo srotolato dai dimostranti sulla facciata della chiesa e nel quale affermano che “morire per il lavoro è una vergogna per le istituzioni” per poi amaramente ricordare che “noi il lavoro lo abbiamo perso grazie ai Commissari”.
Vani, comunque, si sono rivelati i tentativi fatti fino alla tarda serata di ieri da parte dei diversi rappresentanti istituzionali e delle forze dell’ordine di indurre gli occupanti a recedere dai loro propositi e riavviare un tavolo di confronto.
Stavolta i lavoratori sembrano davvero intenzionati ad andare fino in fondo, proseguendo ad oltranza con la loro clamorosa protesta, per il cui possibile drammatico epilogo esprime ancora una volta la sua preoccupazione il segretario Piperno, in considerazione del “dramma che questi giovani padri di famiglia stanno vivendo ormai da troppo tempo”.

(Raffaele Lopreiato)

SUL CAMPANILE, AGGRAPPATI AL LAVORO CHE NON C'È

(SANT’ONOFRIO) Nuova clamorosa iniziativa degli otto operai fino al 2009 utilizzati dalla ditta Eurocoop per il servizio comunale di raccolta dei rifiuti.
Tre di loro, infatti, ieri mattina, sin dalle prim luci dell’alba hanno nuovamente occupato il campanile della chiesa matrice minacciando di compiere realmente gesti inconsulti se in questa occasione non verranno dalle istituzioni preposte atti concreti in direzione della definitiva soluzione della loro vicenda occupazionale.
Al loro fianco, in questa dolorosa via crucis umana oltre che lavorativa, tanti concittadini che nella giornata di ieri hanno ancora una volta voluto esprimere la loro vicinanza e solidarietà ai manifestanti, oltre che ai loro familiari, presenti in piazza Umberto I e visibilmente preoccupati per le sorti dei loro cari, ed all’esponente sindacale Nazzareno Piperno, segretario provinciale dello Slai Cobas, che fin dal primo momento ha sostenuto questa difficile vertenza lavorativa.
L’odissea di questi lavoratori inizia più di due anni fa, quando la commissione straordinaria alla guida del comune decide di internalizzare il servizio di raccolta dei rifiuti.
Da quel momento lo spettro della disoccupazione si materializza per gli otto operai, tutti con mogli e figli a carico ed unica fonte di sostentamento per la famiglia.

martedì 11 ottobre 2011

SANT’ONOFRIO ADERISCE ALL’INIZIATIVA TARGHE CONTRO LA 'NDRANGHETA


Mons. Fiorillo consegna la targa al sindaco

VIBO VALENTIA - «Non rassegnatevi al pessimismo. Questo è uno dei passaggi più significativi dell’omelia pronunciata ieri a Lamezia Terme da Papa Benedetto XVI. Parafrasando le parole di Sua Santità, non dobbiamo rassegnarci alla presenza della ’ndrangheta nella nostra terra, perchè la Calabria possiede gli anticorpi necessari per sconfiggerla». Lo ha detto Salvatore Magarò, presidente della Commissione regionale contro la ’ndrangheta, a Vibo, a margine della manifestazione per la consegna delle targhe contro la ’ndrangheta ai sindaci aderenti all’Associazione ViboVale. «Si tratta dei tanti prefetti - prosegue Magarò - degli ottimi magistrati, delle forze dell’ordine, dei parroci, dei rappresentanti delle istituzioni e del mondo dell’associazionismo, dei sindaci e degli amministratori onesti che ogni giorno con il loro lavoro contrastano la criminalità organizzata. 

La targa anti-'ndrangata consegnata ai comuni aderenti

In Calabria si respira un’aria di cambiamento. C’é una nuova generazione di giovani che parlano della legalità senza paura e senza omertà. Questo mondo vitale va incoraggiato, sostenuto ed allargato. Testimonia da quale parte deve stare la società calabrese: dalla parte della trasparenza, della correttezza, delle buone pratiche di governo, del rispetto delle regole». «La manifestazione terminata con la consegna delle targhe ai sindaci dei comuni aderenti all’Associazione ViboVale ed al presidente della Provincia di Vibo Valentia, va in questa direzione. Facendo tesoro degli insegnamenti del Vangelo potremmo dire: “fuori i mercanti dal tempio, fuori la ’ndrangheta dai municipi calabresi”». Per l'occasione nella sala consiliare erano presenti, oltre al sindaco Nicola D'Agostino, ai primi cittadini dei Comuni interessati e al presidente della Provincia Francesco De Nisi, il prefetto Luisa Latella, il procuratore Mario Spagnuolo, il questore Giuseppe Cucchiara, il ten. col. Daniele Scardecchia, il com. Paolo Marzio, il com. Antonio Casella, il direttore della Scuola di polizia Salvatore Barilaro e del carcere Antonio Galati. Accanto a loro l'on. Mario Tassone, il sen. Francesco Bevilacqua, il presidente della commissione regionale antimafia Salvatore Magarò, numerosi gli amministratori presenti, tra i quali il sindaco del nostro paese Tito Rodà, l'assessore Nicolino La Gamba (portavoce dell'associazione "ViboVale"), e il coordinatore provinciale di Libera mons. Giuseppe Fiorillo.