domenica 13 aprile 2014
SANT'ONOFRIO: DOMENICA DELLE PALME 2014
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SANT'ONOFRIO: PROGRAMMA SETTIMANA SANTA 2014
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domenica 6 aprile 2014
VIBO VALENTIA: STATUA DI SAN GIUSEPPE PORTATA IN DONO DALL'ARTISTA FAMA' AL SANTO PADRE
(Vibo Valentia) In solo un anno dall'ascesa al "Soglio di Pietro", Papa Francesco ha saputo riaccendere in milioni di credenti la speranza verso una Chiesa capace di aprirsi e rinnovarsi.
I gesti e le parole, le carezze e gli abbracci che ne hanno accompagnato ogni uscita pubblica hanno fortemente caratterizzato l'operato di papa Bergoglio, il pontefice "venuto quasi dalla fine del mondo", catalizzando sul suo operato e sul suo stile di vita una attenzione mediatica planetaria.
A lui ed all'autorevole dolcezza dei sui moniti e dei suoi insegnamenti guardano tutti con immutata attenzione: dai potenti della terra ai comuni credenti che, pur dibattendosi tra i mille problemi di ogni giorno, traggono dalle sue esortazioni e meditazioni utili spunti per il loro arricchimento spirituale ed umano.
E proprio ad una "normale" famiglia del vibonese è toccato di vivere una esperienza che di sicuro rimarrà indelebile nel cuore e nella mente.
Si tratta della famiglia Famà, originaria di San Costantino Calabro, che lo scorso 18 marzo ha avuto il privilegio di incontrare in udienza privata il Santo Padre a Roma, presso la ormai nota Casa di Santa Marta.
A raccontare le suggestioni e le intense emozioni vissute in quei momenti Raffaele Famà, noto pittore e scultore ed apprezzato docente presso il Liceo Artistico di Vibo Valentia, che con il fratello Rocco, a sua volta valente decoratore, guidava la piccola delegazione ricevuta dal Papa.
L'occasione è stata data dalla consegna di una statua in terracotta alta sessanta centimetri, sapientemente plasmata da Raffaele e raffigurante San Giuseppe.
"Venuto a conoscenza della profonda devozione di Papa Francesco verso il padre putativo di Gesù - racconta Raffaele - ho sentito dentro di me l'impulso insopprimibile a dare forma all'opera che poi ho realizzato".
I gesti e le parole, le carezze e gli abbracci che ne hanno accompagnato ogni uscita pubblica hanno fortemente caratterizzato l'operato di papa Bergoglio, il pontefice "venuto quasi dalla fine del mondo", catalizzando sul suo operato e sul suo stile di vita una attenzione mediatica planetaria.
A lui ed all'autorevole dolcezza dei sui moniti e dei suoi insegnamenti guardano tutti con immutata attenzione: dai potenti della terra ai comuni credenti che, pur dibattendosi tra i mille problemi di ogni giorno, traggono dalle sue esortazioni e meditazioni utili spunti per il loro arricchimento spirituale ed umano.
E proprio ad una "normale" famiglia del vibonese è toccato di vivere una esperienza che di sicuro rimarrà indelebile nel cuore e nella mente.
Si tratta della famiglia Famà, originaria di San Costantino Calabro, che lo scorso 18 marzo ha avuto il privilegio di incontrare in udienza privata il Santo Padre a Roma, presso la ormai nota Casa di Santa Marta.
A raccontare le suggestioni e le intense emozioni vissute in quei momenti Raffaele Famà, noto pittore e scultore ed apprezzato docente presso il Liceo Artistico di Vibo Valentia, che con il fratello Rocco, a sua volta valente decoratore, guidava la piccola delegazione ricevuta dal Papa.
L'occasione è stata data dalla consegna di una statua in terracotta alta sessanta centimetri, sapientemente plasmata da Raffaele e raffigurante San Giuseppe.
"Venuto a conoscenza della profonda devozione di Papa Francesco verso il padre putativo di Gesù - racconta Raffaele - ho sentito dentro di me l'impulso insopprimibile a dare forma all'opera che poi ho realizzato".
"A motivarmi - continua l'artista - non solo l'affetto filiale che provo nei confronti di Papa Francesco, ma anche il desiderio forte di dare vita ad un'opera che rappresentasse il vissuto della terra e della gente di Calabria. Una regione, la nostra, che si caratterizza per i numerosi problemi irrisolti e per le tante emergenze mai superate, ma anche per la profonda spiritualità e la grande generosità di un popolo che nonostante tutto non ha rinunciato a guardare al futuro con rinnovata fiducia".
"Donando quella statua - chiosa Raffaele - ho voluto simbolicamente consegnare a Papa Bergoglio, affidandolo alla sua preghiera, il futuro della nostra terra, con l'auspicio che questo gesto costituisca un buon viatico anche per l'annunciata ed ormai imminente visita pastorale del Santo Padre a Cassano all'Ionio".
Ed in questo continuo richiamo alle metafore ed ai simbolismi rientra anche la scelta del materiale utilizzato.
"L'argilla è una materia povera - evidenzia Raffaele - ma nella sua trasfigurazione artistica assume una caratteristica ed una valenza particolare: sente come la tratti e se non viene plasmata con la giusta dose di amore e passione non regge alla cottura e si spacca".
Tanti altri, nei ricordi dell'artista, i ricordi che affiorano di quegli "irripetibili momenti di commozione vissuti al cospetto del Papa".
Capace di mettere a proprio agio gli interlocutori, a cominciare dai sette tra ragazzi e bambini presenti e con i quali si è soffermato amabilmente a parlare.
Papa Francesco ha infine dimostrato di gradire molto la statua ricevuta in regalo, che ha "più volte amorevolmente toccato" cogliendo il senso profondo di un'opera che l'artista ha voluto raffigurare in modo estremamente delicato, proponendoci un San Giuseppe "ricco di tenera umanità, dolcemente proteso a carezzare con tutta la naturalezza di un padre il proprio bambino".
(Raffaele Lopreiato) (Vibo Valentia) In solo un anno dall'ascesa al "Soglio di Pietro", Papa Francesco ha saputo riaccendere in milioni di credenti la speranza verso una Chiesa capace di aprirsi e rinnovarsi.
I gesti e le parole, le carezze e gli abbracci che ne hanno accompagnato ogni uscita pubblica hanno fortemente caratterizzato l'operato di papa Bergoglio, il pontefice "venuto quasi dalla fine del mondo", catalizzando sul suo operato e sul suo stile di vita una attenzione mediatica planetaria.
A lui ed all'autorevole dolcezza dei sui moniti e dei suoi insegnamenti guardano tutti con immutata attenzione: dai potenti della terra ai comuni credenti che, pur dibattendosi tra i mille problemi di ogni giorno, traggono dalle sue esortazioni e meditazioni utili spunti per il loro arricchimento spirituale ed umano.
E proprio ad una "normale" famiglia del vibonese è toccato di vivere una esperienza che di sicuro rimarrà indelebile nel cuore e nella mente.
Si tratta della famiglia Famà, originaria di San Costantino Calabro, che lo scorso 18 marzo ha avuto il privilegio di incontrare in udienza privata il Santo Padre a Roma, presso la ormai nota Casa di Santa Marta.
A raccontare le suggestioni e le intense emozioni vissute in quei momenti Raffaele Famà, noto pittore e scultore ed apprezzato docente presso il Liceo Artistico di Vibo Valentia, che con il fratello Rocco, a sua volta valente decoratore, guidava la piccola delegazione ricevuta dal Papa.
L'occasione è stata data dalla consegna di una statua in terracotta alta sessanta centimetri, sapientemente plasmata da Raffaele e raffigurante San Giuseppe.
"Venuto a conoscenza della profonda devozione di Papa Francesco verso il padre putativo di Gesù - racconta Raffaele - ho sentito dentro di me l'impulso insopprimibile a dare forma all'opera che poi ho realizzato".
"A motivarmi - continua l'artista - non solo l'affetto filiale che provo nei confronti di Papa Francesco, ma anche il desiderio forte di dare vita ad un'opera che rappresentasse il vissuto della terra e della gente di Calabria. Una regione, la nostra, che si caratterizza per i numerosi problemi irrisolti e per le tante emergenze mai superate, ma anche per la profonda spiritualità e la grande generosità di un popolo che nonostante tutto non ha rinunciato a guardare al futuro con rinnovata fiducia".
"Donando quella statua - chiosa Raffaele - ho voluto simbolicamente consegnare a Papa Bergoglio, affidandolo alla sua preghiera, il futuro della nostra terra, con l'auspicio che questo gesto costituisca un buon viatico anche per l'annunciata ed ormai imminente visita pastorale del Santo Padre a Cassano all'Ionio".
Ed in questo continuo richiamo alle metafore ed ai simbolismi rientra anche la scelta del materiale utilizzato.
"L'argilla è una materia povera - evidenzia Raffaele - ma nella sua trasfigurazione artistica assume una caratteristica ed una valenza particolare: sente come la tratti e se non viene plasmata con la giusta dose di amore e passione non regge alla cottura e si spacca".
Tanti altri, nei ricordi dell'artista, i ricordi che affiorano di quegli "irripetibili momenti di commozione vissuti al cospetto del Papa".
Capace di mettere a proprio agio gli interlocutori, a cominciare dai sette tra ragazzi e bambini presenti e con i quali si è soffermato amabilmente a parlare.
Papa Francesco ha infine dimostrato di gradire molto la statua ricevuta in regalo, che ha "più volte amorevolmente toccato" cogliendo il senso profondo di un'opera che l'artista ha voluto raffigurare in modo estremamente delicato, proponendoci un San Giuseppe "ricco di tenera umanità, dolcemente proteso a carezzare con tutta la naturalezza di un padre il proprio bambino".
(Raffaele Lopreiato Gazzetta del Sud 06/04/2014)
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(Vibo
Valentia) In solo un anno dall'ascesa al "Soglio di Pietro", Papa
Francesco ha saputo riaccendere in milioni di credenti la speranza verso una
Chiesa capace di aprirsi e rinnovarsi.
I gesti e le parole, le carezze e gli abbracci che ne hanno accompagnato ogni uscita pubblica hanno fortemente caratterizzato l'operato di papa Bergoglio, il pontefice "venuto quasi dalla fine del mondo", catalizzando sul suo operato e sul suo stile di vita una attenzione mediatica planetaria.
A lui ed all'autorevole dolcezza dei sui moniti e dei suoi insegnamenti guardano tutti con immutata attenzione: dai potenti della terra ai comuni credenti che, pur dibattendosi tra i mille problemi di ogni giorno, traggono dalle sue esortazioni e meditazioni utili spunti per il loro arricchimento spirituale ed umano.
E proprio ad una "normale" famiglia del vibonese è toccato di vivere una esperienza che di sicuro rimarrà indelebile nel cuore e nella mente.
Si tratta della famiglia Famà, originaria di San Costantino Calabro, che lo scorso 18 marzo ha avuto il privilegio di incontrare in udienza privata il Santo Padre a Roma, presso la ormai nota Casa di Santa Marta.
A raccontare le suggestioni e le intense emozioni vissute in quei momenti Raffaele Famà, noto pittore e scultore ed apprezzato docente presso il Liceo Artistico di Vibo Valentia, che con il fratello Rocco, a sua volta valente decoratore, guidava la piccola delegazione ricevuta dal Papa.
L'occasione è stata data dalla consegna di una statua in terracotta alta sessanta centimetri, sapientemente plasmata da Raffaele e raffigurante San Giuseppe.
"Venuto a conoscenza della profonda devozione di Papa Francesco verso il padre putativo di Gesù - racconta Raffaele - ho sentito dentro di me l'impulso insopprimibile a dare forma all'opera che poi ho realizzato".
I gesti e le parole, le carezze e gli abbracci che ne hanno accompagnato ogni uscita pubblica hanno fortemente caratterizzato l'operato di papa Bergoglio, il pontefice "venuto quasi dalla fine del mondo", catalizzando sul suo operato e sul suo stile di vita una attenzione mediatica planetaria.
A lui ed all'autorevole dolcezza dei sui moniti e dei suoi insegnamenti guardano tutti con immutata attenzione: dai potenti della terra ai comuni credenti che, pur dibattendosi tra i mille problemi di ogni giorno, traggono dalle sue esortazioni e meditazioni utili spunti per il loro arricchimento spirituale ed umano.
E proprio ad una "normale" famiglia del vibonese è toccato di vivere una esperienza che di sicuro rimarrà indelebile nel cuore e nella mente.
Si tratta della famiglia Famà, originaria di San Costantino Calabro, che lo scorso 18 marzo ha avuto il privilegio di incontrare in udienza privata il Santo Padre a Roma, presso la ormai nota Casa di Santa Marta.
A raccontare le suggestioni e le intense emozioni vissute in quei momenti Raffaele Famà, noto pittore e scultore ed apprezzato docente presso il Liceo Artistico di Vibo Valentia, che con il fratello Rocco, a sua volta valente decoratore, guidava la piccola delegazione ricevuta dal Papa.
L'occasione è stata data dalla consegna di una statua in terracotta alta sessanta centimetri, sapientemente plasmata da Raffaele e raffigurante San Giuseppe.
"Venuto a conoscenza della profonda devozione di Papa Francesco verso il padre putativo di Gesù - racconta Raffaele - ho sentito dentro di me l'impulso insopprimibile a dare forma all'opera che poi ho realizzato".
"A motivarmi - continua l'artista - non solo l'affetto filiale che provo nei confronti di Papa Francesco, ma anche il desiderio forte di dare vita ad un'opera che rappresentasse il vissuto della terra e della gente di Calabria. Una regione, la nostra, che si caratterizza per i numerosi problemi irrisolti e per le tante emergenze mai superate, ma anche per la profonda spiritualità e la grande generosità di un popolo che nonostante tutto non ha rinunciato a guardare al futuro con rinnovata fiducia".
"Donando quella statua - chiosa Raffaele - ho voluto simbolicamente consegnare a Papa Bergoglio, affidandolo alla sua preghiera, il futuro della nostra terra, con l'auspicio che questo gesto costituisca un buon viatico anche per l'annunciata ed ormai imminente visita pastorale del Santo Padre a Cassano all'Ionio".
Ed in questo continuo richiamo alle metafore ed ai simbolismi rientra anche la scelta del materiale utilizzato.
"L'argilla è una materia povera - evidenzia Raffaele - ma nella sua trasfigurazione artistica assume una caratteristica ed una valenza particolare: sente come la tratti e se non viene plasmata con la giusta dose di amore e passione non regge alla cottura e si spacca".
Tanti altri, nei ricordi dell'artista, i ricordi che affiorano di quegli "irripetibili momenti di commozione vissuti al cospetto del Papa".
Capace di mettere a proprio agio gli interlocutori, a cominciare dai sette tra ragazzi e bambini presenti e con i quali si è soffermato amabilmente a parlare.
Papa Francesco ha infine dimostrato di gradire molto la statua ricevuta in regalo, che ha "più volte amorevolmente toccato" cogliendo il senso profondo di un'opera che l'artista ha voluto raffigurare in modo estremamente delicato, proponendoci un San Giuseppe "ricco di tenera umanità, dolcemente proteso a carezzare con tutta la naturalezza di un padre il proprio bambino".
(Raffaele Lopreiato) (Vibo Valentia) In solo un anno dall'ascesa al "Soglio di Pietro", Papa Francesco ha saputo riaccendere in milioni di credenti la speranza verso una Chiesa capace di aprirsi e rinnovarsi.
I gesti e le parole, le carezze e gli abbracci che ne hanno accompagnato ogni uscita pubblica hanno fortemente caratterizzato l'operato di papa Bergoglio, il pontefice "venuto quasi dalla fine del mondo", catalizzando sul suo operato e sul suo stile di vita una attenzione mediatica planetaria.
A lui ed all'autorevole dolcezza dei sui moniti e dei suoi insegnamenti guardano tutti con immutata attenzione: dai potenti della terra ai comuni credenti che, pur dibattendosi tra i mille problemi di ogni giorno, traggono dalle sue esortazioni e meditazioni utili spunti per il loro arricchimento spirituale ed umano.
E proprio ad una "normale" famiglia del vibonese è toccato di vivere una esperienza che di sicuro rimarrà indelebile nel cuore e nella mente.
Si tratta della famiglia Famà, originaria di San Costantino Calabro, che lo scorso 18 marzo ha avuto il privilegio di incontrare in udienza privata il Santo Padre a Roma, presso la ormai nota Casa di Santa Marta.
A raccontare le suggestioni e le intense emozioni vissute in quei momenti Raffaele Famà, noto pittore e scultore ed apprezzato docente presso il Liceo Artistico di Vibo Valentia, che con il fratello Rocco, a sua volta valente decoratore, guidava la piccola delegazione ricevuta dal Papa.
L'occasione è stata data dalla consegna di una statua in terracotta alta sessanta centimetri, sapientemente plasmata da Raffaele e raffigurante San Giuseppe.
"Venuto a conoscenza della profonda devozione di Papa Francesco verso il padre putativo di Gesù - racconta Raffaele - ho sentito dentro di me l'impulso insopprimibile a dare forma all'opera che poi ho realizzato".
"A motivarmi - continua l'artista - non solo l'affetto filiale che provo nei confronti di Papa Francesco, ma anche il desiderio forte di dare vita ad un'opera che rappresentasse il vissuto della terra e della gente di Calabria. Una regione, la nostra, che si caratterizza per i numerosi problemi irrisolti e per le tante emergenze mai superate, ma anche per la profonda spiritualità e la grande generosità di un popolo che nonostante tutto non ha rinunciato a guardare al futuro con rinnovata fiducia".
"Donando quella statua - chiosa Raffaele - ho voluto simbolicamente consegnare a Papa Bergoglio, affidandolo alla sua preghiera, il futuro della nostra terra, con l'auspicio che questo gesto costituisca un buon viatico anche per l'annunciata ed ormai imminente visita pastorale del Santo Padre a Cassano all'Ionio".
Ed in questo continuo richiamo alle metafore ed ai simbolismi rientra anche la scelta del materiale utilizzato.
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Tanti altri, nei ricordi dell'artista, i ricordi che affiorano di quegli "irripetibili momenti di commozione vissuti al cospetto del Papa".
Capace di mettere a proprio agio gli interlocutori, a cominciare dai sette tra ragazzi e bambini presenti e con i quali si è soffermato amabilmente a parlare.
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(Raffaele Lopreiato Gazzetta del Sud 06/04/2014)
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sabato 5 aprile 2014
STEFANACONI: PORTE CHIUSE IN CHIESA ALL'ORCHESTRA PER FIATI DI DELIANUOVA
(STEFANACONI) Ripetutamente pubblicizzato nei giorni precedenti, l'atteso concerto dell'Orchestra per fiati di Delianuova (RC) ha rischiato di saltare all'ultimo momento.
A renderne incerto lo svolgimento, la rigida presa di posizione delle gerarchie ecclesiali diocesane che, rifacendosi ad un precedente disposto, hanno preteso di fare valere anche in questa occasione l'assoluto divieto di svolgere manifestazioni "laiche", e quindi anche concerti di musica classica, all'interno delle chiese.
![]() |
Stefanaconi VV: Concerto Orchestra Giovanile Delianuova |
Un atteggiamento di chiusura che ha indotto padre Carmelo Andreacchio, parroco di Stefanaconi, a ritornare sui propri passi e di conseguenza revocare l'autorizzazione precedentemente concessa per lo svolgimento della manifestazione nella chiesa di San Nicola Vescovo.
Come era prevedibile l'atteggiamento di rigida interpretazione della norma ha provocato non poche perplessità tra i cittadini che peraltro, in un momento particolarmente difficile come quello attuale della loro comunità per i noti fatti di cronaca nera che la stanno interessando, forse ben altra disponibilità e sensibilità si sarebbero aspettati dalle autorità diocesane.
Anche alla luce dei quotidiani ammonimenti di Papa Francesco verso il clero per una Chiesa sempre più aperta e solidale verso le istanze della società.Per fortuna, a scongiurare la cancellazione dell'avvenimento, l'impegno profuso dalla professoressa Maria Maddalena Panebianco da sempre impegnata nella diffusione tra i giovani della pratica musicale intesa come fattore di arricchimento culturale e valido mezzo di contrasto alle diverse forme di devianza giovanile.
Anche in questa occasione la prof. Panebianco non si è persa d'animo e, supportata logisticamente dall'amministrazione comunale, è riuscita nell'intento di collocare alla meno peggio l'orchestra giovanile reggina garantendo la loro esibizione nella prestigiosa, seppure un pò stretta, sede di Palazzo Carullo, ubicato nel centro cittadino.
La performance degli ottanta artisti ha letteralmente entusiasmato il pubblico presente, che ha sottolineato con ripetuti e scroscianti applausi l'esecuzione dei brani in repertorio. Il concerto dell'orchestra di fiati è ormai diventato una tradizione per Stefanaconi, da quando la scuola cittadina è diventata uno dei dieci istituti polo del progetto regionale "Più musica più scuola, più musica più legalità", fortemente voluto dall'assessore alla cultura Mario Caligiuri per implementare l'offerta formativa nelle realtà territoriali maggiormente a rischio delle cinque province calabresi.
Costituita nell'ormai lontano 2001 ed ininterrottamente guidata dal maestro Gaetano Pisano, l'orchestra giovanile di Delianuova è balzata agli onori della cronaca musicale internazionale nel 2008 quando il grande Riccardo Muti volle personalmente dirigerla nella cerimonia di apertura del Ravenna Festival.
E proprio sull’esperienza acquisita dall’orchestra e sulla sua capacità di veicolare presso i giovani un credibile messaggio di promozione artistica e sociale si fonda il progetto scolastico regionale che è servito, nel caso specifico dell'istituto comprensivo Sant'Onofrio-Stefanaconi, ad arricchire la formazione artistico-musicale di quindici studenti locali.
(Raffaele Lopreiato Gazzetta del Sud 05/04/2014)
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(STEFANACONI) Ripetutamente
pubblicizzato nei giorni precedenti, l'atteso concerto dell'Orchestra per fiati
di Delianuova (RC) ha rischiato di saltare all'ultimo momento.
A renderne incerto lo
svolgimento, la rigida presa di posizione delle gerarchie ecclesiali diocesane
che, rifacendosi ad un precedente disposto, hanno preteso di fare valere anche
in questa occasione l'assoluto divieto di svolgere manifestazioni "laiche",
e quindi anche concerti di musica classica, all'interno delle chiese.
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ritornare sui propri passi e di conseguenza revocare l'autorizzazione
precedentemente concessa per lo svolgimento della manifestazione nella chiesa
di San Nicola Vescovo.
Come era prevedibile
l'atteggiamento di rigida interpretazione della norma ha provocato non poche
perplessità tra i cittadini che peraltro, in un momento particolarmente difficile
come quello attuale della loro comunità per i noti fatti di cronaca nera che la
stanno interessando, forse ben altra disponibilità e sensibilità si sarebbero
aspettati dalle autorità diocesane.
Anche alla luce dei
quotidiani ammonimenti di Papa Francesco verso il clero per una Chiesa sempre
più aperta e solidale verso le istanze della società.
Per fortuna, a scongiurare
la cancellazione dell'avvenimento, l'impegno profuso dalla professoressa Maria
Maddalena Panebianco da sempre impegnata nella diffusione tra i giovani della
pratica musicale intesa come fattore di arricchimento culturale e valido mezzo
di contrasto alle diverse forme di devianza giovanile.
Anche in questa occasione
la prof. Panebianco non si è persa d'animo e, supportata logisticamente dall'amministrazione
comunale, è riuscita nell'intento di collocare alla meno peggio l'orchestra
giovanile reggina garantendo la loro esibizione nella prestigiosa, seppure un
pò stretta, sede di Palazzo Carullo, ubicato nel centro cittadino.
La performance degli
ottanta artisti ha letteralmente entusiasmato il pubblico presente, che ha
sottolineato con ripetuti e scroscianti applausi l'esecuzione dei brani in
repertorio.
Il concerto dell'orchestra
di fiati è ormai diventato una tradizione per Stefanaconi, da quando la scuola
cittadina è diventata uno dei dieci istituti polo del progetto regionale
"Più musica più scuola, più musica più legalità", fortemente voluto
dall'assessore alla cultura Mario Caligiuri per implementare l'offerta
formativa nelle realtà territoriali maggiormente a rischio delle cinque
province calabresi.
Costituita nell'ormai
lontano 2001 ed ininterrottamente guidata dal maestro Gaetano Pisano,
l'orchestra giovanile di Delianuova è balzata agli onori della cronaca musicale
internazionale nel 2008 quando il grande Riccardo Muti volle personalmente
dirigerla nella cerimonia di apertura del Ravenna Festival.
E proprio sull’esperienza
acquisita dall’orchestra e sulla sua capacità di veicolare presso i giovani un
credibile messaggio di promozione artistica e sociale si fonda il progetto
scolastico regionale che è servito, nel caso specifico dell'istituto
comprensivo Sant'Onofrio-Stefanaconi, ad arricchire la formazione
artistico-musicale di quindici studenti locali.
(Raffaele Lopreiato
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mercoledì 2 aprile 2014
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