Visualizzazione post con etichetta papa francesco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta papa francesco. Mostra tutti i post

domenica 6 aprile 2014

VIBO VALENTIA: STATUA DI SAN GIUSEPPE PORTATA IN DONO DALL'ARTISTA FAMA' AL SANTO PADRE

(Vibo Valentia) In solo un anno dall'ascesa al "Soglio di Pietro", Papa Francesco ha saputo riaccendere in milioni di credenti la speranza verso una Chiesa capace di aprirsi e rinnovarsi.
I gesti e le parole, le carezze e gli abbracci che ne hanno accompagnato ogni uscita pubblica hanno fortemente caratterizzato l'operato di papa Bergoglio, il pontefice "venuto quasi dalla fine del mondo", catalizzando sul suo operato e sul suo stile di vita una attenzione mediatica planetaria.
A lui ed all'autorevole dolcezza dei sui moniti e dei suoi insegnamenti guardano tutti con immutata attenzione: dai potenti della terra ai comuni credenti che, pur dibattendosi tra i mille problemi di ogni giorno, traggono dalle sue esortazioni e meditazioni utili spunti per il loro arricchimento spirituale ed umano.
E proprio ad una "normale" famiglia del vibonese è toccato di vivere una esperienza che di sicuro rimarrà indelebile nel cuore e nella mente.
Si tratta della famiglia Famà, originaria di San Costantino Calabro, che lo scorso 18 marzo ha avuto il privilegio di incontrare in udienza privata il Santo Padre a Roma, presso la ormai nota Casa di Santa Marta.
A raccontare le suggestioni e le intense emozioni vissute in quei momenti Raffaele Famà, noto pittore e scultore ed apprezzato docente presso il Liceo Artistico di Vibo Valentia, che con il fratello Rocco, a sua volta valente decoratore, guidava la piccola delegazione ricevuta dal Papa.
L'occasione è stata data dalla consegna di una statua in terracotta alta sessanta centimetri, sapientemente plasmata da Raffaele e raffigurante San Giuseppe.
"Venuto a conoscenza della profonda devozione di Papa Francesco verso il padre putativo di Gesù - racconta Raffaele - ho sentito dentro di me l'impulso insopprimibile a dare forma all'opera che poi ho realizzato".

"A motivarmi - continua l'artista - non solo l'affetto filiale che provo nei confronti di Papa Francesco, ma anche il desiderio forte di dare vita ad un'opera che rappresentasse il vissuto della terra e della gente di Calabria. Una regione, la nostra, che si caratterizza per i numerosi problemi irrisolti e per le tante emergenze mai superate, ma anche per la profonda spiritualità e la grande generosità di un popolo che nonostante tutto non ha rinunciato a guardare al futuro con rinnovata fiducia".
"Donando quella statua - chiosa Raffaele - ho voluto simbolicamente consegnare a Papa Bergoglio, affidandolo alla sua preghiera, il futuro della nostra terra, con l'auspicio che questo gesto costituisca un buon viatico anche per l'annunciata ed ormai imminente visita pastorale del Santo Padre a Cassano all'Ionio".
Ed in questo continuo richiamo alle metafore ed ai simbolismi rientra anche la scelta del materiale utilizzato.
"L'argilla è una materia povera - evidenzia Raffaele - ma nella sua trasfigurazione artistica assume una caratteristica ed una valenza particolare: sente come la tratti e se non viene plasmata con la giusta dose di amore e passione non regge alla cottura e si spacca".
Tanti altri, nei ricordi dell'artista, i ricordi che affiorano di quegli "irripetibili momenti di commozione vissuti al cospetto del Papa".
Capace di mettere a proprio agio gli interlocutori, a cominciare dai sette tra ragazzi e bambini presenti e con i quali si è soffermato amabilmente a parlare.
Papa Francesco ha infine dimostrato di gradire molto la statua ricevuta in regalo, che ha "più volte amorevolmente toccato" cogliendo il senso profondo di un'opera che l'artista ha voluto raffigurare in modo estremamente delicato, proponendoci un San Giuseppe "ricco di tenera umanità, dolcemente proteso a carezzare con tutta la naturalezza di un padre il proprio bambino".
(Raffaele Lopreiato) (Vibo Valentia) In solo un anno dall'ascesa al "Soglio di Pietro", Papa Francesco ha saputo riaccendere in milioni di credenti la speranza verso una Chiesa capace di aprirsi e rinnovarsi.
I gesti e le parole, le carezze e gli abbracci che ne hanno accompagnato ogni uscita pubblica hanno fortemente caratterizzato l'operato di papa Bergoglio, il pontefice "venuto quasi dalla fine del mondo", catalizzando sul suo operato e sul suo stile di vita una attenzione mediatica planetaria.
A lui ed all'autorevole dolcezza dei sui moniti e dei suoi insegnamenti guardano tutti con immutata attenzione: dai potenti della terra ai comuni credenti che, pur dibattendosi tra i mille problemi di ogni giorno, traggono dalle sue esortazioni e meditazioni utili spunti per il loro arricchimento spirituale ed umano.
E proprio ad una "normale" famiglia del vibonese è toccato di vivere una esperienza che di sicuro rimarrà indelebile nel cuore e nella mente.
Si tratta della famiglia Famà, originaria di San Costantino Calabro, che lo scorso 18 marzo ha avuto il privilegio di incontrare in udienza privata il Santo Padre a Roma, presso la ormai nota Casa di Santa Marta.
A raccontare le suggestioni e le intense emozioni vissute in quei momenti Raffaele Famà, noto pittore e scultore ed apprezzato docente presso il Liceo Artistico di Vibo Valentia, che con il fratello Rocco, a sua volta valente decoratore, guidava la piccola delegazione ricevuta dal Papa.
L'occasione è stata data dalla consegna di una statua in terracotta alta sessanta centimetri, sapientemente plasmata da Raffaele e raffigurante San Giuseppe.
"Venuto a conoscenza della profonda devozione di Papa Francesco verso il padre putativo di Gesù - racconta Raffaele - ho sentito dentro di me l'impulso insopprimibile a dare forma all'opera che poi ho realizzato".
"A motivarmi - continua l'artista - non solo l'affetto filiale che provo nei confronti di Papa Francesco, ma anche il desiderio forte di dare vita ad un'opera che rappresentasse il vissuto della terra e della gente di Calabria. Una regione, la nostra, che si caratterizza per i numerosi problemi irrisolti e per le tante emergenze mai superate, ma anche per la profonda spiritualità e la grande generosità di un popolo che nonostante tutto non ha rinunciato a guardare al futuro con rinnovata fiducia".
"Donando quella statua - chiosa Raffaele - ho voluto simbolicamente consegnare a Papa Bergoglio, affidandolo alla sua preghiera, il futuro della nostra terra, con l'auspicio che questo gesto costituisca un buon viatico anche per l'annunciata ed ormai imminente visita pastorale del Santo Padre a Cassano all'Ionio".
Ed in questo continuo richiamo alle metafore ed ai simbolismi rientra anche la scelta del materiale utilizzato.
"L'argilla è una materia povera - evidenzia Raffaele - ma nella sua trasfigurazione artistica assume una caratteristica ed una valenza particolare: sente come la tratti e se non viene plasmata con la giusta dose di amore e passione non regge alla cottura e si spacca".
Tanti altri, nei ricordi dell'artista, i ricordi che affiorano di quegli "irripetibili momenti di commozione vissuti al cospetto del Papa".
Capace di mettere a proprio agio gli interlocutori, a cominciare dai sette tra ragazzi e bambini presenti e con i quali si è soffermato amabilmente a parlare.
Papa Francesco ha infine dimostrato di gradire molto la statua ricevuta in regalo, che ha "più volte amorevolmente toccato" cogliendo il senso profondo di un'opera che l'artista ha voluto raffigurare in modo estremamente delicato, proponendoci un San Giuseppe "ricco di tenera umanità, dolcemente proteso a carezzare con tutta la naturalezza di un padre il proprio bambino".
(Raffaele Lopreiato Gazzetta del Sud 06/04/2014)

VIBO VALENTIA: STATUA DI SAN GIUSEPPE PORTATA IN DONO DALL'ARTISTA FAMA' AL SANTO PADRE

(Vibo Valentia) In solo un anno dall'ascesa al "Soglio di Pietro", Papa Francesco ha saputo riaccendere in milioni di credenti la speranza verso una Chiesa capace di aprirsi e rinnovarsi.
I gesti e le parole, le carezze e gli abbracci che ne hanno accompagnato ogni uscita pubblica hanno fortemente caratterizzato l'operato di papa Bergoglio, il pontefice "venuto quasi dalla fine del mondo", catalizzando sul suo operato e sul suo stile di vita una attenzione mediatica planetaria.
A lui ed all'autorevole dolcezza dei sui moniti e dei suoi insegnamenti guardano tutti con immutata attenzione: dai potenti della terra ai comuni credenti che, pur dibattendosi tra i mille problemi di ogni giorno, traggono dalle sue esortazioni e meditazioni utili spunti per il loro arricchimento spirituale ed umano.
E proprio ad una "normale" famiglia del vibonese è toccato di vivere una esperienza che di sicuro rimarrà indelebile nel cuore e nella mente.
Si tratta della famiglia Famà, originaria di San Costantino Calabro, che lo scorso 18 marzo ha avuto il privilegio di incontrare in udienza privata il Santo Padre a Roma, presso la ormai nota Casa di Santa Marta.
A raccontare le suggestioni e le intense emozioni vissute in quei momenti Raffaele Famà, noto pittore e scultore ed apprezzato docente presso il Liceo Artistico di Vibo Valentia, che con il fratello Rocco, a sua volta valente decoratore, guidava la piccola delegazione ricevuta dal Papa.
L'occasione è stata data dalla consegna di una statua in terracotta alta sessanta centimetri, sapientemente plasmata da Raffaele e raffigurante San Giuseppe.
"Venuto a conoscenza della profonda devozione di Papa Francesco verso il padre putativo di Gesù - racconta Raffaele - ho sentito dentro di me l'impulso insopprimibile a dare forma all'opera che poi ho realizzato".

"A motivarmi - continua l'artista - non solo l'affetto filiale che provo nei confronti di Papa Francesco, ma anche il desiderio forte di dare vita ad un'opera che rappresentasse il vissuto della terra e della gente di Calabria. Una regione, la nostra, che si caratterizza per i numerosi problemi irrisolti e per le tante emergenze mai superate, ma anche per la profonda spiritualità e la grande generosità di un popolo che nonostante tutto non ha rinunciato a guardare al futuro con rinnovata fiducia".
"Donando quella statua - chiosa Raffaele - ho voluto simbolicamente consegnare a Papa Bergoglio, affidandolo alla sua preghiera, il futuro della nostra terra, con l'auspicio che questo gesto costituisca un buon viatico anche per l'annunciata ed ormai imminente visita pastorale del Santo Padre a Cassano all'Ionio".
Ed in questo continuo richiamo alle metafore ed ai simbolismi rientra anche la scelta del materiale utilizzato.
"L'argilla è una materia povera - evidenzia Raffaele - ma nella sua trasfigurazione artistica assume una caratteristica ed una valenza particolare: sente come la tratti e se non viene plasmata con la giusta dose di amore e passione non regge alla cottura e si spacca".
Tanti altri, nei ricordi dell'artista, i ricordi che affiorano di quegli "irripetibili momenti di commozione vissuti al cospetto del Papa".
Capace di mettere a proprio agio gli interlocutori, a cominciare dai sette tra ragazzi e bambini presenti e con i quali si è soffermato amabilmente a parlare.
Papa Francesco ha infine dimostrato di gradire molto la statua ricevuta in regalo, che ha "più volte amorevolmente toccato" cogliendo il senso profondo di un'opera che l'artista ha voluto raffigurare in modo estremamente delicato, proponendoci un San Giuseppe "ricco di tenera umanità, dolcemente proteso a carezzare con tutta la naturalezza di un padre il proprio bambino".
(Raffaele Lopreiato) (Vibo Valentia) In solo un anno dall'ascesa al "Soglio di Pietro", Papa Francesco ha saputo riaccendere in milioni di credenti la speranza verso una Chiesa capace di aprirsi e rinnovarsi.
I gesti e le parole, le carezze e gli abbracci che ne hanno accompagnato ogni uscita pubblica hanno fortemente caratterizzato l'operato di papa Bergoglio, il pontefice "venuto quasi dalla fine del mondo", catalizzando sul suo operato e sul suo stile di vita una attenzione mediatica planetaria.
A lui ed all'autorevole dolcezza dei sui moniti e dei suoi insegnamenti guardano tutti con immutata attenzione: dai potenti della terra ai comuni credenti che, pur dibattendosi tra i mille problemi di ogni giorno, traggono dalle sue esortazioni e meditazioni utili spunti per il loro arricchimento spirituale ed umano.
E proprio ad una "normale" famiglia del vibonese è toccato di vivere una esperienza che di sicuro rimarrà indelebile nel cuore e nella mente.
Si tratta della famiglia Famà, originaria di San Costantino Calabro, che lo scorso 18 marzo ha avuto il privilegio di incontrare in udienza privata il Santo Padre a Roma, presso la ormai nota Casa di Santa Marta.
A raccontare le suggestioni e le intense emozioni vissute in quei momenti Raffaele Famà, noto pittore e scultore ed apprezzato docente presso il Liceo Artistico di Vibo Valentia, che con il fratello Rocco, a sua volta valente decoratore, guidava la piccola delegazione ricevuta dal Papa.
L'occasione è stata data dalla consegna di una statua in terracotta alta sessanta centimetri, sapientemente plasmata da Raffaele e raffigurante San Giuseppe.
"Venuto a conoscenza della profonda devozione di Papa Francesco verso il padre putativo di Gesù - racconta Raffaele - ho sentito dentro di me l'impulso insopprimibile a dare forma all'opera che poi ho realizzato".
"A motivarmi - continua l'artista - non solo l'affetto filiale che provo nei confronti di Papa Francesco, ma anche il desiderio forte di dare vita ad un'opera che rappresentasse il vissuto della terra e della gente di Calabria. Una regione, la nostra, che si caratterizza per i numerosi problemi irrisolti e per le tante emergenze mai superate, ma anche per la profonda spiritualità e la grande generosità di un popolo che nonostante tutto non ha rinunciato a guardare al futuro con rinnovata fiducia".
"Donando quella statua - chiosa Raffaele - ho voluto simbolicamente consegnare a Papa Bergoglio, affidandolo alla sua preghiera, il futuro della nostra terra, con l'auspicio che questo gesto costituisca un buon viatico anche per l'annunciata ed ormai imminente visita pastorale del Santo Padre a Cassano all'Ionio".
Ed in questo continuo richiamo alle metafore ed ai simbolismi rientra anche la scelta del materiale utilizzato.
"L'argilla è una materia povera - evidenzia Raffaele - ma nella sua trasfigurazione artistica assume una caratteristica ed una valenza particolare: sente come la tratti e se non viene plasmata con la giusta dose di amore e passione non regge alla cottura e si spacca".
Tanti altri, nei ricordi dell'artista, i ricordi che affiorano di quegli "irripetibili momenti di commozione vissuti al cospetto del Papa".
Capace di mettere a proprio agio gli interlocutori, a cominciare dai sette tra ragazzi e bambini presenti e con i quali si è soffermato amabilmente a parlare.
Papa Francesco ha infine dimostrato di gradire molto la statua ricevuta in regalo, che ha "più volte amorevolmente toccato" cogliendo il senso profondo di un'opera che l'artista ha voluto raffigurare in modo estremamente delicato, proponendoci un San Giuseppe "ricco di tenera umanità, dolcemente proteso a carezzare con tutta la naturalezza di un padre il proprio bambino".
(Raffaele Lopreiato Gazzetta del Sud 06/04/2014)

mercoledì 25 settembre 2013

VIBO VALENTIA:ATTENZIONE A CHI CHIEDE SOLDI PER IL PAPA. LETTERE-CIVETTA NELLE BUCHE DELLA POSTA?

(VIBO VALENTIA) L'ascesa al "Soglio di Pietro" di Papa Francesco ha senz'altro contribuito a riaccendere in milioni di credenti la speranza verso una Chiesa capace di rinnovarsi.
Gli umili gesti e le parole semplici che ne hanno accompagnato ogni uscita pubblica hanno fortemente caratterizzato questo primo semestre del pontificato di papa Bergoglio, catalizzando sul suo operato e sul suo stile di vita una attenzione mediatica planetaria.
Ma, come sempre succede in tutte le vicende umane, anche in questo caso c'è chi maldestramente cerca di adeguare ai propri interessi di profitto la popolarità del nuovo pontefice, carpendo la buona fede e la generosità della gente.

Nella fattispecie, una presunta "Associazione Papa Francesco" con sede a Roma, della quale i vibonesi sono venuti a conoscenza in questi ultimi giorni a mezzo delle migliaia di lettere che, genericamente indirizzate alle "Preg.me Famiglie", hanno ingolfato le cassette della posta.
Molto accattivante il kit contenuto nella lettera, con una suggestiva cartolina di Piazza San Pietro ed una nota di accompagnamento con la quale si illustrano le presunte finalità dell'iniziativa.
Il tutto sormontato dall'immagine sorridente del Santo Padre.
L'associazione si presenta "Nel segno della pace e della carità cristiana" e si pregia di inviare ai destinatari la tessera di "Socio sostenitore", facendo sapere che l'attivazione della stessa avviene "senza alcun costo" e che così facendo l'interessato "diventerà membro della nostra grande Famiglia condividendo i progetti, le opere, le attività e le iniziative ispirate alla dottrina e alle parole di Papa Bergoglio".
Tanti naturalmente i dubbi che sorgono da una attenta analisi della lettera, anche perchè alla chiesa cattolica non difettano le organizzazioni ufficialmente riconosciute che si spendono nel campo della solidarietà.
Nè contribuisce a chiarire meglio le cose il numero verde cui la lettera consiglia di rivolgersi.
Alla chiamata risponde una signorina che, con fare cortese, precisa le modalità di perfezionamento dell'adesione: pagare alcune decine di euro per ricevere "entro dieci giorni ed a mezzo corriere una effigie con cornice in silver di papa Bergoglio, un libro di preghiere ed un rosario benedetto".
Viene altresì precisato che gli "associati verranno in seguito contattati per partecipare ad ulteriori iniziative a sfondo benefico".

Sulla vicenda, intanto, fonti autorevoli della curia romana, oltre a riservarsi la "facoltà di approfondire il caso a tutela dell'immagine del Santo Padre ed eventualmente adire le vie legali per i profili giudiziari che si potrebbero configurare", fanno chiaramente capire che "mai e poi mai la chiesa cattolica si sognerebbe di promuovere o indirettamente sostenere iniziative di tal genere al di fuori dei circuiti ufficialmente riconosciuti, che a livello locale fanno capo esclusivamente alle parrocchie ed alla Caritas diocesana".

(Raffaele Lopreiato)

VIBO VALENTIA:ATTENZIONE A CHI CHIEDE SOLDI PER IL PAPA. LETTERE-CIVETTA NELLE BUCHE DELLA POSTA?

(VIBO VALENTIA) L'ascesa al "Soglio di Pietro" di Papa Francesco ha senz'altro contribuito a riaccendere in milioni di credenti la speranza verso una Chiesa capace di rinnovarsi.
Gli umili gesti e le parole semplici che ne hanno accompagnato ogni uscita pubblica hanno fortemente caratterizzato questo primo semestre del pontificato di papa Bergoglio, catalizzando sul suo operato e sul suo stile di vita una attenzione mediatica planetaria.
Ma, come sempre succede in tutte le vicende umane, anche in questo caso c'è chi maldestramente cerca di adeguare ai propri interessi di profitto la popolarità del nuovo pontefice, carpendo la buona fede e la generosità della gente.

Nella fattispecie, una presunta "Associazione Papa Francesco" con sede a Roma, della quale i vibonesi sono venuti a conoscenza in questi ultimi giorni a mezzo delle migliaia di lettere che, genericamente indirizzate alle "Preg.me Famiglie", hanno ingolfato le cassette della posta.
Molto accattivante il kit contenuto nella lettera, con una suggestiva cartolina di Piazza San Pietro ed una nota di accompagnamento con la quale si illustrano le presunte finalità dell'iniziativa.
Il tutto sormontato dall'immagine sorridente del Santo Padre.
L'associazione si presenta "Nel segno della pace e della carità cristiana" e si pregia di inviare ai destinatari la tessera di "Socio sostenitore", facendo sapere che l'attivazione della stessa avviene "senza alcun costo" e che così facendo l'interessato "diventerà membro della nostra grande Famiglia condividendo i progetti, le opere, le attività e le iniziative ispirate alla dottrina e alle parole di Papa Bergoglio".
Tanti naturalmente i dubbi che sorgono da una attenta analisi della lettera, anche perchè alla chiesa cattolica non difettano le organizzazioni ufficialmente riconosciute che si spendono nel campo della solidarietà.
Nè contribuisce a chiarire meglio le cose il numero verde cui la lettera consiglia di rivolgersi.
Alla chiamata risponde una signorina che, con fare cortese, precisa le modalità di perfezionamento dell'adesione: pagare alcune decine di euro per ricevere "entro dieci giorni ed a mezzo corriere una effigie con cornice in silver di papa Bergoglio, un libro di preghiere ed un rosario benedetto".
Viene altresì precisato che gli "associati verranno in seguito contattati per partecipare ad ulteriori iniziative a sfondo benefico".

Sulla vicenda, intanto, fonti autorevoli della curia romana, oltre a riservarsi la "facoltà di approfondire il caso a tutela dell'immagine del Santo Padre ed eventualmente adire le vie legali per i profili giudiziari che si potrebbero configurare", fanno chiaramente capire che "mai e poi mai la chiesa cattolica si sognerebbe di promuovere o indirettamente sostenere iniziative di tal genere al di fuori dei circuiti ufficialmente riconosciuti, che a livello locale fanno capo esclusivamente alle parrocchie ed alla Caritas diocesana".

(Raffaele Lopreiato)

venerdì 15 marzo 2013

JOSÈ MARAGÒ RICORDA COME, PAPA FRANCESCO, DA FIGLIO D’EMIGRANTI ITALIANI, SEPPE TOCCARE IL CUORE DI TUTTI


JOSÈ MARAGÒ RICORDA COME, PAPA FRANCESCO, DA FIGLIO D’EMIGRANTI ITALIANI, SEPPE TOCCARE IL CUORE DI TUTTI. QUEL GIORNO A BUENOS AIRES CON LA COMUNITÀ DI SANT’ONOFRIO

(SANT‘ONOFRIO) Tra i tanti piccoli e grandi aneddoti che iniziano a circolare sul nuovo pontefice Francesco, uno in particolare riguarda la comunità Santonofrese in Argentina.
Il tutto risale all’anno 2000, quando anche i Santonofresi di Buenos Aires, che in occasione delle più importanti ricorrenze religiose puntualmente si ritrovavano nei locali dell’omonimo circolo, espressero il desiderio di avere in dono una scheggia della  reliquia della Santa Croce.
L’allora cardinale Bergoglio dialoga con i fedeli della comunità santonofrese prima della messa
Era questo, a loro parere, il modo più solenne e autentico per rafforzare il legame affettivo e spirituale con il paese d’origine che, particolarmente devoto alla Santa Croce, da sempre venerava la sacra reliquia custodita nella chiesa madre e portata in processione con solenni festeggiamenti per ben tre volte l’anno.
A sostenere l’iniziativa del sodalizio italo argentino, con il relativo difficile iter burocratico da avviare presso il Vaticano, ci pensarono l’allora parroco di Sant’Onofrio don Gaetano Currà e padre Alberto Sorace, argentino di origini santonofresi in quel momento alla guida della parrocchia Santa Rosa de Lima di Buenos Aires.
Padre Sorace, in particolare, facendo leva su un consolidato rapporto di conoscenza, ritenne utile far perorare la richiesta anche al futuro papa Jorge Mario Bergoglio, in quel momento alla guida dell’Arcidiocesi della capitale argentina.
A rievocare oggi quei momenti ci pensa Josè Rodolfo Maragò, “storico” corrispondente argentino del periodico di informazione “La Voce di Sant’Onofrio”, che in quella occasione con Domingo Pileci faceva parte della delegazione ricevuta in arcidiocesi per la consegna della lettera ufficiale di accompagnamento alla richiesta presso la Santa Sede.
Maragò ricorda ancora nitidamente i dettagli di quella visita, durante la quale trovarono il cardinale Bergoglio “già impegnato in un  incontro con l’ex presidente  Raùl Alfonsin per discutere della grave crisi economica e finanziaria che in quel momento attanagliava il Paese”.
“Fu quella - continua Josè Maragò - l’ennesima conferma dello spirito caritatevole e di profonda umiltà che da sempre contraddistingue Bergoglio, con la sua innata  capacità di improntare i rapporti umani alla massima disponibilità e semplicità, in un’ottica valoriale nella quale per lui pari sono i potenti della vita pubblica nazionale ed i rappresentanti di una piccola quanto sconosciuta comunità di emigrati”.
Altrettanto impressi nella memoria i ricordi legati al giorno in cui, giunta in Argentina la sacra reliquia, si svolse la cerimonia di intronizzazione nella chiesa prescelta della Santa Croce, nel quartiere Villa del Parque di Baires.
In quell’occasione il cardinale Bergoglio non volle mancare e Josè Maragò ricorda ancora, al momento della solenne benedizione impartita ai fedeli, le “toccanti parole del futuro pontefice che, partendo dalle sue origini di figlio di emigrati italiani che lo accomunavano a tutti i presenti, seppe toccare le corde del cuore individuando in quella funzione religiosa la profondità di una fede semplice quanto incrollabile, rivelatasi nel tempo il collante decisivo tra i milioni  di italiani figli della diaspora sparsi n nel mondo e la loro amata madrepatria”.
       
                           (Raffaele Lopreiato, GAZZETTA DEL SUD 15/03/2013)  

JOSÈ MARAGÒ RICORDA COME, PAPA FRANCESCO, DA FIGLIO D’EMIGRANTI ITALIANI, SEPPE TOCCARE IL CUORE DI TUTTI


JOSÈ MARAGÒ RICORDA COME, PAPA FRANCESCO, DA FIGLIO D’EMIGRANTI ITALIANI, SEPPE TOCCARE IL CUORE DI TUTTI. QUEL GIORNO A BUENOS AIRES CON LA COMUNITÀ DI SANT’ONOFRIO

(SANT‘ONOFRIO) Tra i tanti piccoli e grandi aneddoti che iniziano a circolare sul nuovo pontefice Francesco, uno in particolare riguarda la comunità Santonofrese in Argentina.
Il tutto risale all’anno 2000, quando anche i Santonofresi di Buenos Aires, che in occasione delle più importanti ricorrenze religiose puntualmente si ritrovavano nei locali dell’omonimo circolo, espressero il desiderio di avere in dono una scheggia della  reliquia della Santa Croce.
L’allora cardinale Bergoglio dialoga con i fedeli della comunità santonofrese prima della messa
Era questo, a loro parere, il modo più solenne e autentico per rafforzare il legame affettivo e spirituale con il paese d’origine che, particolarmente devoto alla Santa Croce, da sempre venerava la sacra reliquia custodita nella chiesa madre e portata in processione con solenni festeggiamenti per ben tre volte l’anno.
A sostenere l’iniziativa del sodalizio italo argentino, con il relativo difficile iter burocratico da avviare presso il Vaticano, ci pensarono l’allora parroco di Sant’Onofrio don Gaetano Currà e padre Alberto Sorace, argentino di origini santonofresi in quel momento alla guida della parrocchia Santa Rosa de Lima di Buenos Aires.
Padre Sorace, in particolare, facendo leva su un consolidato rapporto di conoscenza, ritenne utile far perorare la richiesta anche al futuro papa Jorge Mario Bergoglio, in quel momento alla guida dell’Arcidiocesi della capitale argentina.
A rievocare oggi quei momenti ci pensa Josè Rodolfo Maragò, “storico” corrispondente argentino del periodico di informazione “La Voce di Sant’Onofrio”, che in quella occasione con Domingo Pileci faceva parte della delegazione ricevuta in arcidiocesi per la consegna della lettera ufficiale di accompagnamento alla richiesta presso la Santa Sede.
Maragò ricorda ancora nitidamente i dettagli di quella visita, durante la quale trovarono il cardinale Bergoglio “già impegnato in un  incontro con l’ex presidente  Raùl Alfonsin per discutere della grave crisi economica e finanziaria che in quel momento attanagliava il Paese”.
“Fu quella - continua Josè Maragò - l’ennesima conferma dello spirito caritatevole e di profonda umiltà che da sempre contraddistingue Bergoglio, con la sua innata  capacità di improntare i rapporti umani alla massima disponibilità e semplicità, in un’ottica valoriale nella quale per lui pari sono i potenti della vita pubblica nazionale ed i rappresentanti di una piccola quanto sconosciuta comunità di emigrati”.
Altrettanto impressi nella memoria i ricordi legati al giorno in cui, giunta in Argentina la sacra reliquia, si svolse la cerimonia di intronizzazione nella chiesa prescelta della Santa Croce, nel quartiere Villa del Parque di Baires.
In quell’occasione il cardinale Bergoglio non volle mancare e Josè Maragò ricorda ancora, al momento della solenne benedizione impartita ai fedeli, le “toccanti parole del futuro pontefice che, partendo dalle sue origini di figlio di emigrati italiani che lo accomunavano a tutti i presenti, seppe toccare le corde del cuore individuando in quella funzione religiosa la profondità di una fede semplice quanto incrollabile, rivelatasi nel tempo il collante decisivo tra i milioni  di italiani figli della diaspora sparsi n nel mondo e la loro amata madrepatria”.
       
                           (Raffaele Lopreiato, GAZZETTA DEL SUD 15/03/2013)  

giovedì 14 marzo 2013

SANT’ONOFRIO: SALUTA IL NUOVO PAPA «FRANCESCO» JORGE MARIO BERGOGLIO

SANT’ONOFRIO: SALUTA IL NUOVO PAPA  «FRANCESCO»
Al quinto scrutinio, scelto il nuovo Pontefice. «I miei fratelli cardinali sono andati a prenderlo quasi alla fine del mondo»
Bergoglio dice: «Cominciamo questo cammino insieme. Di fratellanza, d'amore, di fiducia fra noi. Preghiamo per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza: preghiamo che questo cammino di Chiesa che oggi cominciamo sia fruttuoso per la evangelizzazione». 


SANT’ONOFRIO: SALUTA IL NUOVO PAPA «FRANCESCO» JORGE MARIO BERGOGLIO

SANT’ONOFRIO: SALUTA IL NUOVO PAPA  «FRANCESCO»
Al quinto scrutinio, scelto il nuovo Pontefice. «I miei fratelli cardinali sono andati a prenderlo quasi alla fine del mondo»
Bergoglio dice: «Cominciamo questo cammino insieme. Di fratellanza, d'amore, di fiducia fra noi. Preghiamo per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza: preghiamo che questo cammino di Chiesa che oggi cominciamo sia fruttuoso per la evangelizzazione».