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sabato 11 febbraio 2012

"IL MUSEO DEL BARBIERE" IL SOGNO NEL CASSETTO DI ONOFRIO BARBIERI

Onofrio Adriano Barbieri nel suo salone torinese
(SANT’ONOFRIO) Potrebbe presto trovare casa in uno dei comuni della nostra provincia un museo davvero originale capace di raccontare, attraverso l’esposizione di oltre 40mila pezzi, la storia di uno dei mestieri più antichi: quello del barbiere.
Tutto nasce dalla passione di Onofrio Adriano Barbieri, un predestinato già nel cognome che, partito così come tanti coetanei negli anni Settanta e con la classica valigia di cartone, alla volta di Torino in cerca di fortuna con la classica valigia di cartone, ha saputo coniugare lavoro e amore per le cose belle. Trasformando nel tempo la sua “barberia”, situata nel cuore di Torino, in una sala espositiva permanente dei “ferri del mestiere” che andavano via via arricchendo l’originale collezione.
Si tratta per lo più di pezzi unici nel loro genere, reperiti con pazienza certosina da Barbieri setacciando i mercatini dell’usato di mezza Italia e della vicina Francia.
Tra i pezzi pregiati, spicca la collezione di oltre duemila rasoi, tra i quali quello cosiddetto a “Croce di Malta” appartenuto al grande scrittore Gabriele D’annunzio.
Non mancano poi i phon, gli arricciacapelli ad alcool o a gas, le caratteristiche insegne in ottone dei negozi di barbiere dei primi dell’Ottocento e, ancora, risalenti al Settecento, le cosiddette “barberine”, vaschette sagomate in rame che si appoggiavano al collo dei clienti per evitare di sporcarli.
Una collezione che comunque non può considerarsi ancora conclusa perché, come afferma Adriano Barbieri, nonostante i “sacrifici ed i costi economici sostenuti in questi anni, ancora oggi non perdo occasione per cercare nel più sperduto mercatino delle pulci qualche nuovo e affascinante cimelio”.
Impegnato attivamente anche in campo sociale ed in politica, attualmente riveste nel capoluogo piemontese la carica di consigliere di circoscrizione, Barbieri non ha mai dimenticato le sue origini calabresi. Segnalandosi, in più occasioni, per iniziative di elevato spessore culturale, tra le quali spiccano le donazioni artistiche gratuite a favore del museo Murattiano di Pizzo e della comunità santonofrese.
Nell’ottica di un rinsaldato legame con la terra d’origine si inquadra anche l’attuale disponibilità manifestata da Adriano Barbieri per l’apertura nella nostra provincia del primo “museo nazionale del
Barbiere” che, una volta realizzato, potrebbe rivelarsi secondo l’ideatore un “sicuro richiamo turistico, con le prevedibili ricadute economiche che ne potrebbero derivare”.
                           (Raffaele Lopreiato) 

"IL MUSEO DEL BARBIERE" IL SOGNO NEL CASSETTO DI ONOFRIO BARBIERI

Onofrio Adriano Barbieri nel suo salone torinese
(SANT’ONOFRIO) Potrebbe presto trovare casa in uno dei comuni della nostra provincia un museo davvero originale capace di raccontare, attraverso l’esposizione di oltre 40mila pezzi, la storia di uno dei mestieri più antichi: quello del barbiere.
Tutto nasce dalla passione di Onofrio Adriano Barbieri, un predestinato già nel cognome che, partito così come tanti coetanei negli anni Settanta e con la classica valigia di cartone, alla volta di Torino in cerca di fortuna con la classica valigia di cartone, ha saputo coniugare lavoro e amore per le cose belle. Trasformando nel tempo la sua “barberia”, situata nel cuore di Torino, in una sala espositiva permanente dei “ferri del mestiere” che andavano via via arricchendo l’originale collezione.
Si tratta per lo più di pezzi unici nel loro genere, reperiti con pazienza certosina da Barbieri setacciando i mercatini dell’usato di mezza Italia e della vicina Francia.
Tra i pezzi pregiati, spicca la collezione di oltre duemila rasoi, tra i quali quello cosiddetto a “Croce di Malta” appartenuto al grande scrittore Gabriele D’annunzio.
Non mancano poi i phon, gli arricciacapelli ad alcool o a gas, le caratteristiche insegne in ottone dei negozi di barbiere dei primi dell’Ottocento e, ancora, risalenti al Settecento, le cosiddette “barberine”, vaschette sagomate in rame che si appoggiavano al collo dei clienti per evitare di sporcarli.
Una collezione che comunque non può considerarsi ancora conclusa perché, come afferma Adriano Barbieri, nonostante i “sacrifici ed i costi economici sostenuti in questi anni, ancora oggi non perdo occasione per cercare nel più sperduto mercatino delle pulci qualche nuovo e affascinante cimelio”.
Impegnato attivamente anche in campo sociale ed in politica, attualmente riveste nel capoluogo piemontese la carica di consigliere di circoscrizione, Barbieri non ha mai dimenticato le sue origini calabresi. Segnalandosi, in più occasioni, per iniziative di elevato spessore culturale, tra le quali spiccano le donazioni artistiche gratuite a favore del museo Murattiano di Pizzo e della comunità santonofrese.
Nell’ottica di un rinsaldato legame con la terra d’origine si inquadra anche l’attuale disponibilità manifestata da Adriano Barbieri per l’apertura nella nostra provincia del primo “museo nazionale del
Barbiere” che, una volta realizzato, potrebbe rivelarsi secondo l’ideatore un “sicuro richiamo turistico, con le prevedibili ricadute economiche che ne potrebbero derivare”.
                           (Raffaele Lopreiato) 

mercoledì 25 gennaio 2012

TORINOTODAY: QUARANTAMILA REPERTI NEL SALONE DI ADRIANO BARBIERI, IL COIFFEUR PIÙ FAMOSO DI BARRIERA

Adriano Barbieri
In tredici lunghi anni, tra Sant'Onofrio e Lione, Adriano Barbieri ha raccolto gli oggetti che raccontano la storia di un mestiere. Oggi a 59 anni sogna che qualcuno si faccia avanti per aprire un vero museo.
Il barbiere di corso Giulio Cesare ha un museo nel suo negozio. Un negozio trasformato in una sorta di museo. In corso Giulio Cesare c'è un coiffeur dove non ci si reca soltanto per tagliarsi i capelli. Il titolare, Adriano Onofrio Barbieri, è un noto parrucchiere di Barriera di Milano la cui passione per il collezionismo lo ha portato nel corso degli anni a raccogliere attrezzature e oggetti che raccontano la storia di una professione, per l'appunto quella del barbiere.
Ma i reperti in questione non sono una decina o un centinaio bensì 40mila. Una miriade di pezzi, rari e non, che Adriano ha appeso sui muri o collocato dentro le incalcolabili bacheche. Lungo, anzi lunghissimo è l'elenco. Si va dalle insegne agli specchi passando per le forbici. Poi ci sono soprattutto i rasoi, ben duemila. Tra questi ne esiste uno che risale ai primi del Novecento, si chiama la "croce di Malta" ed è un pezzo appartenuto all'epoca a Gabriele D'Annunzio. Valore all'epoca 120 lire. Poi ci sono gli arricciacapelli, dotati di scaldini a gas o ad alcool che servivano per tenere i capelli in piega. Rovistando nel negozio si può anche trovare una macchina per la permanente a caldo e addirittura un lavabo portatile in ottone cromato, utilizzato quando non esisteva l'acqua corrente.
Non mancano le barberine, le vaschette sagomate del Settecento e Ottocento che una volta si appoggiavano al collo dei clienti per evitare di sporcarli. Così come i phon. Uno in particolare risale agli anni 30' e pesa la bellezza di cinque chili. Al giorno d'oggi non proprio un esempio di comodità. "Ho raccolto tutti questi oggetti per tredici lunghi anni - racconta Adriano -. E ancora oggi mi alzo la domenica per cercare qualcosa di nuovo, di affascinante. Qualcosa con cui arricchire la mia collezione".
 A 59 anni suonati Adriano continua la sua caccia con quella stessa passione che lo ha portato da Sant'Onofrio a Torino, passando per Lione, la città metà della sua illuminazione. "E' stato merito di un dipinto, l'immagine del barbiere di Siviglia - continua Barbieri -. Ma quello è il passato. Io invece guardo al futuro e spero che un giorno qualcuno si faccia avanti per aprire un vero museo con i miei storici strumenti".
(di Philippe Versienti 23/01/2012 - www.torinotoday.it)

TORINOTODAY: QUARANTAMILA REPERTI NEL SALONE DI ADRIANO BARBIERI, IL COIFFEUR PIÙ FAMOSO DI BARRIERA

Adriano Barbieri
In tredici lunghi anni, tra Sant'Onofrio e Lione, Adriano Barbieri ha raccolto gli oggetti che raccontano la storia di un mestiere. Oggi a 59 anni sogna che qualcuno si faccia avanti per aprire un vero museo.
Il barbiere di corso Giulio Cesare ha un museo nel suo negozio. Un negozio trasformato in una sorta di museo. In corso Giulio Cesare c'è un coiffeur dove non ci si reca soltanto per tagliarsi i capelli. Il titolare, Adriano Onofrio Barbieri, è un noto parrucchiere di Barriera di Milano la cui passione per il collezionismo lo ha portato nel corso degli anni a raccogliere attrezzature e oggetti che raccontano la storia di una professione, per l'appunto quella del barbiere.
Ma i reperti in questione non sono una decina o un centinaio bensì 40mila. Una miriade di pezzi, rari e non, che Adriano ha appeso sui muri o collocato dentro le incalcolabili bacheche. Lungo, anzi lunghissimo è l'elenco. Si va dalle insegne agli specchi passando per le forbici. Poi ci sono soprattutto i rasoi, ben duemila. Tra questi ne esiste uno che risale ai primi del Novecento, si chiama la "croce di Malta" ed è un pezzo appartenuto all'epoca a Gabriele D'Annunzio. Valore all'epoca 120 lire. Poi ci sono gli arricciacapelli, dotati di scaldini a gas o ad alcool che servivano per tenere i capelli in piega. Rovistando nel negozio si può anche trovare una macchina per la permanente a caldo e addirittura un lavabo portatile in ottone cromato, utilizzato quando non esisteva l'acqua corrente.
Non mancano le barberine, le vaschette sagomate del Settecento e Ottocento che una volta si appoggiavano al collo dei clienti per evitare di sporcarli. Così come i phon. Uno in particolare risale agli anni 30' e pesa la bellezza di cinque chili. Al giorno d'oggi non proprio un esempio di comodità. "Ho raccolto tutti questi oggetti per tredici lunghi anni - racconta Adriano -. E ancora oggi mi alzo la domenica per cercare qualcosa di nuovo, di affascinante. Qualcosa con cui arricchire la mia collezione".
 A 59 anni suonati Adriano continua la sua caccia con quella stessa passione che lo ha portato da Sant'Onofrio a Torino, passando per Lione, la città metà della sua illuminazione. "E' stato merito di un dipinto, l'immagine del barbiere di Siviglia - continua Barbieri -. Ma quello è il passato. Io invece guardo al futuro e spero che un giorno qualcuno si faccia avanti per aprire un vero museo con i miei storici strumenti".
(di Philippe Versienti 23/01/2012 - www.torinotoday.it)

giovedì 17 novembre 2011

MANNO BENOIT DI ACQUARO, CAMPIONE ITALIANO DI BOXE SUPERPIUMA

Benoit Manno, pugile 29 enne originario di Acquaro
(Torino) La Città della Mole, incorona Benoit Manno, pugile 29 enne originario di Acquaro, e residente a Torino, Campione Italiano di Boxe Superpiuma. Manno Benoit madre francese, fa la pianista a Parigi e padre calabrese, fa l'artigiano del cuoio ad Acquaro,  ha affrontato e battuto nella finale italiana Luigi Mantegna. Sul ring del Palasport “Le Cupole” di Torino il boxer di casa doveva vedersela contro un avversario tecnicamente inferiore, ma decisamente dotato di temperamento e coraggio fuori dal comune. I pronostici erano tutti in favore del padrone di casa che vantava un record di 8-1-0 rispetto a Mantegna con 1-26-0.Alla fine sul ring sono stati rispettati i valori, ma l’incontro è stato più equilibrato del previsto. Mantegna si è battuto spavaldo senza cedere di un centimetro, nonostante alla IX ripresa sia finito momentaneamente a terra dopo un colpo al fegato. La vittoria finale di Manno è stata meritata e mai stata in discussione, tuttavia Mantegna ha retto onorevolmente fino all’ultimo round, costringendo l’avversario alla vittoria ai punti.

MANNO BENOIT DI ACQUARO, CAMPIONE ITALIANO DI BOXE SUPERPIUMA

Benoit Manno, pugile 29 enne originario di Acquaro
(Torino) La Città della Mole, incorona Benoit Manno, pugile 29 enne originario di Acquaro, e residente a Torino, Campione Italiano di Boxe Superpiuma. Manno Benoit madre francese, fa la pianista a Parigi e padre calabrese, fa l'artigiano del cuoio ad Acquaro,  ha affrontato e battuto nella finale italiana Luigi Mantegna. Sul ring del Palasport “Le Cupole” di Torino il boxer di casa doveva vedersela contro un avversario tecnicamente inferiore, ma decisamente dotato di temperamento e coraggio fuori dal comune. I pronostici erano tutti in favore del padrone di casa che vantava un record di 8-1-0 rispetto a Mantegna con 1-26-0.Alla fine sul ring sono stati rispettati i valori, ma l’incontro è stato più equilibrato del previsto. Mantegna si è battuto spavaldo senza cedere di un centimetro, nonostante alla IX ripresa sia finito momentaneamente a terra dopo un colpo al fegato. La vittoria finale di Manno è stata meritata e mai stata in discussione, tuttavia Mantegna ha retto onorevolmente fino all’ultimo round, costringendo l’avversario alla vittoria ai punti.