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mercoledì 5 ottobre 2016

STEFANACONI: ANTENNA CORRETTO L'OPERATO DEL COMUNE

(STEFANACONI) Giunge all’epilogo conclusivo la vicenda che ormai da diversi mesi vede contrapposta la comunità di Stefanaconi alla compagnia telefonica Wind.
All’origine della querelle la decisione della Wind di procedere all’installazione di un’antenna di telefonia mobile per l’emissione di campi elettromagnetici ad alta frequenza a ridosso del centro abitato ed in prossimità degli edifici scolastici.
Ad accentuare ulteriormente la preoccupazione dei cittadini, la constatazione che il traliccio alto più di venticinque metri sarebbe dovuto sorgere in un’area classificata “R4” in quanto considerata ad elevatissimo rischio di dissesto idrogeologico.
Una situazione di oggettivo rischio per le possibili gravi ricadute ambientali e sulla salute pubblica tanto da indurre di recente la Procura della Repubblica di Vibo Valentia a procedere al sequestro cautelativo del cantiere dove avrebbero dovuto realizzarsi i lavori dell’impianto.
A scrivere probabilmente la parola fine è ora il Consiglio di Stato con la sentenza che rigetta l’ordinanza con la quale il Tar Calabria aveva precedentemente sospeso l’efficacia dei provvedimenti adottati dal comune di Stefanaconi per la demolizione delle opere abusivamente realizzate da Wind.
Di fatto con questa decisione il massimo consesso di giustizia amministrativa accoglie e fa proprie le argomentazioni addotte dagli avvocati Maria Teresa Santaguida e Domenico Sorace in rappresentanza dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Salvatore Di Sì.
Nello specifico, viene confermata la legittimità dei provvedimenti adottati dall’ente a fronte di interventi edilizi realizzati dalla società di telecomunicazione in assenza delle necessarie autorizzazioni.
La paventata realizzazione dell’impianto Wind, lo ricordiamo, aveva provocato una forte mobilitazione nella comunità di Stefanaconi con la costituzione di un agguerrito Comitato “NO Antenna” cui avevano aderito oltre 1300 cittadini.
E proprio dal presidente del comitato Raffaele Arcella erano partite una serie di bordate contro l’operato del Genio Civile e della stessa amministrazione comunale considerata almeno in alcuni delicati passaggi della vicenda “fin troppo morbida se non addirittura acquisciente” nei confronti della Wind.
Appare quindi comprensibile, nel momento del successo della battaglia giudiziaria intrapresa, la volontà del sindaco Di Sì di togliersi qualche sassolino dalla scarpa.
E così, dopo aver evidenziato come ancora una volta il comune di Stefanaconi ha dimostrato di avere “agito correttamente e nel pieno rispetto dei principi di legalità e trasparenza”, il primo cittadino non nasconde la propria soddisfazione per la “difficile battaglia condotta e vinta contro un colosso delle telecomunicazioni”.
“Non intendo polemizzare - è la stoccata conclusiva di Di Sì - sulle inesattezze circa presunte omissioni o ritardi nell’assumere non meglio precisate iniziative, essendo obiettivo primario dell’amministrazione comunale da me guidata la difesa degli interessi della collettività in piena aderenza con i principi di legalità e trasparenza ”.

Raffaele Lopreiato

domenica 5 giugno 2016

STEFANACONI:IL COMITATO SI OPPONE CON FORZA ALLA REALIZZAZIONE DELL'ANTENNA DI TELEFONIA MOBILE



(STEFANACONI) La comunità di Stefanaconi ancora una volta, suo malgrado, al centro dell’attenzione mediatica.
Ancora viva è infatti nell’opinione pubblica la vicenda relativa all’incendio di natura dolosa che pochi giorni fa ha causato gravi danni ad un edificio scolastico ed ecco che un nuovo problema cattura adesso l’attenzione della cittadinanza.
Stavolta a destare allarme è la paventata installazione di un’antenna di telefonia mobile Wind.
Per tale ragione il fermento di questi giorni è sfociato nella costituzione di un comitato civico di protesta presieduto dal prof. Raffaele Arcella.
Tra le prime iniziative promosse, la raccolta di oltre cinquecento firme a sostegno dell’iniziativa alle quali si aggiungono anche quelle di alcune decine di emigrati che da ogni parte del mondo stanno facendo pervenire il loro sostegno attraverso il sito dell’associazione “Franza”.
Il punto della situazione è stato fatto nel pomeriggio di ieri a Palazzo Carullo dove il comitato si è costituito ufficialmente in seduta permanente allo scopo di “affiancare l’amministrazione comunale, che pure sta facendo tutto quello che è nelle sue possibilità, per contrastare l’installazione dell’antenna”
Scopo dell’incontro, al quale era presente anche il sindaco Salvatore Di Sì, promuovere un confronto a tutto campo con cittadini e rappresentanti istituzionali per meglio approfondire i rischi che ne deriverebbero per la salute pubblica.

Ciò in considerazione, per come adeguatamente rappresentato nei numerosi interventi, dalla vigenza di una normativa ferma al 2001 ed estremamente permissiva nei confronti dei colossi delle telecomunicazioni.
In particolare, è stata illustrata la pericolosità degli impianti destinati all’emissione di campi elettromagnetici ad alta frequenza.
Per l’allocazione dell’antenna nel comune di Stefanaconi erano già stati avviati i primi lavori salvo poi sospenderli, per la mancanza di un nullaosta dell‘Autorità di Bacino, con ordinanza sindacale emessa lo scorso 19 maggio.
Il sito individuato è prospiciente il centro abitato e si trova a ridosso della Tangenziale Est, già tristemente nota alle cronache.

Si tratta di una delle grandi incompiute della provincia vibonese, ancora oggi sotto sequestro giudiziario in quanto oggetto di delicate inchieste da parte della Procura di Vibo Valentia.
L’antenna dovrebbe sorgere in una zona non solo ad alta densità abitativa e a poche decine di metri dagli istituti scolastici ma anche classificata “R4”, cioè al massimo livello di rischio, dal Piano di assetto idrogeologico (Pai) e quindi assolutamente inibita ad ogni tipo di intervento edilizio.
A maggior ragione se, come in questo caso, si tratta di realizzare un impianto di telefonia mobile alto oltre 25 metri e con tutta una serie di opere connesse quale, addirittura, la realizzazione di una nuova strada d’accesso.
Sulla base di tutte queste considerazioni appare quindi comprensibile la preoccupazione che avvolge i cittadini di Stefanaconi ed il comitato civico che li rappresenta.
Da qui le decise azioni che, per come preannunciato, verranno promosse già a partire da domani con la rappresentazione al prefetto Carmelo Casabona della grave situazione venutasi a determinare e la probabile presentazione presso la Procura di Vibo Valentia di un esposto con il quale chiedere il sequestro cautelativo dell’area.
Raffaele Lopreiato Gazzetta del Sud 05/06/2016

STEFANACONI:IL COMITATO SI OPPONE CON FORZA ALLA REALIZZAZIONE DELL'ANTENNA DI TELEFONIA MOBILE



(STEFANACONI) La comunità di Stefanaconi ancora una volta, suo malgrado, al centro dell’attenzione mediatica.
Ancora viva è infatti nell’opinione pubblica la vicenda relativa all’incendio di natura dolosa che pochi giorni fa ha causato gravi danni ad un edificio scolastico ed ecco che un nuovo problema cattura adesso l’attenzione della cittadinanza.
Stavolta a destare allarme è la paventata installazione di un’antenna di telefonia mobile Wind.
Per tale ragione il fermento di questi giorni è sfociato nella costituzione di un comitato civico di protesta presieduto dal prof. Raffaele Arcella.
Tra le prime iniziative promosse, la raccolta di oltre cinquecento firme a sostegno dell’iniziativa alle quali si aggiungono anche quelle di alcune decine di emigrati che da ogni parte del mondo stanno facendo pervenire il loro sostegno attraverso il sito dell’associazione “Franza”.
Il punto della situazione è stato fatto nel pomeriggio di ieri a Palazzo Carullo dove il comitato si è costituito ufficialmente in seduta permanente allo scopo di “affiancare l’amministrazione comunale, che pure sta facendo tutto quello che è nelle sue possibilità, per contrastare l’installazione dell’antenna”
Scopo dell’incontro, al quale era presente anche il sindaco Salvatore Di Sì, promuovere un confronto a tutto campo con cittadini e rappresentanti istituzionali per meglio approfondire i rischi che ne deriverebbero per la salute pubblica.

Ciò in considerazione, per come adeguatamente rappresentato nei numerosi interventi, dalla vigenza di una normativa ferma al 2001 ed estremamente permissiva nei confronti dei colossi delle telecomunicazioni.
In particolare, è stata illustrata la pericolosità degli impianti destinati all’emissione di campi elettromagnetici ad alta frequenza.
Per l’allocazione dell’antenna nel comune di Stefanaconi erano già stati avviati i primi lavori salvo poi sospenderli, per la mancanza di un nullaosta dell‘Autorità di Bacino, con ordinanza sindacale emessa lo scorso 19 maggio.
Il sito individuato è prospiciente il centro abitato e si trova a ridosso della Tangenziale Est, già tristemente nota alle cronache.

Si tratta di una delle grandi incompiute della provincia vibonese, ancora oggi sotto sequestro giudiziario in quanto oggetto di delicate inchieste da parte della Procura di Vibo Valentia.
L’antenna dovrebbe sorgere in una zona non solo ad alta densità abitativa e a poche decine di metri dagli istituti scolastici ma anche classificata “R4”, cioè al massimo livello di rischio, dal Piano di assetto idrogeologico (Pai) e quindi assolutamente inibita ad ogni tipo di intervento edilizio.
A maggior ragione se, come in questo caso, si tratta di realizzare un impianto di telefonia mobile alto oltre 25 metri e con tutta una serie di opere connesse quale, addirittura, la realizzazione di una nuova strada d’accesso.
Sulla base di tutte queste considerazioni appare quindi comprensibile la preoccupazione che avvolge i cittadini di Stefanaconi ed il comitato civico che li rappresenta.
Da qui le decise azioni che, per come preannunciato, verranno promosse già a partire da domani con la rappresentazione al prefetto Carmelo Casabona della grave situazione venutasi a determinare e la probabile presentazione presso la Procura di Vibo Valentia di un esposto con il quale chiedere il sequestro cautelativo dell’area.
Raffaele Lopreiato Gazzetta del Sud 05/06/2016

sabato 21 marzo 2015

STEFANACONI. SOLIDARIETA' CORALE AL SINDACO DI SI'

 (STEFANACONI) La comunità di Stefanaconi non si piega alla logica della sopraffazione e si ritrova unita per dire no al vile atto intimidatorio subito dal sindaco Salvatore Di Sì cui, lo scorso 27 febbraio, ignoti hanno incendiato l’auto parcheggiata nei pressi della sua abitazione, ubicata nella vicina frazione Morsillara.
Questo il messaggio forte partito ieri sera da palazzo Carullo, dove si è tenuto il consiglio comunale aperto appositamente convocato dalla presidente del consiglio Daniela Maluccuio per tributare un “doveroso attestato di solidarietà politica e vicinanza umana al primo cittadino”.

Per l’occasione, tantissime le presenze istituzionali di rilievo tra cui il prefetto Giovanni Bruno, i parlamentari Ernesto Magorno e Bruno Censore, il presidente della Provincia Andrea Niglia, il consigliere regionale Vincenzo Pasqua, rappresentanze di tutte le forze sociali e tantissimi sindaci.
Unanime l’invito rivolto al “sindaco galantuomo” a “non arrendersi, per non darla vinta a criminali che vigliaccamente agiscono nell’ombra e ancora una volta gettano fango sulla laboriosa comunità di Stefanaconi”.
L’onorevole Magorno, in particolare, parlando nella sua duplice veste di segretario regionale del Pd e di componente della commissione parlamentare antimafia ha esaltato il “ruolo dei sindaci e degli amministratori locali di una terra di frontiera come la Calabria che, per il loro impegno quotidiano di contrasto ai soprusi della ‘ndrangheta, meritano senz’altro l’appellativo di eroi”.
L’onorevole Censore si è invece soffermato sulla “necessità di una sempre più fattiva collaborazione tra i diversi livelli istituzionali con le forze dell’ordine e la magistratura, in particolare, che ancora di più devono intensificare la loro meritoria attività per dare sicurezza ai cittadini”.

Toccanti le parole del sindaco Di Sì che, pur non negando la condizione di “difficoltà e paura” nella quale lui e la sua famiglia si trovano dalla sera dell’attentato, ha ribadito la ferma volontà di non arrendersi.
“Indietro non si torna - ha tuonato il primo cittadino - e questa comunità non verrà riportata al periodo di piombo degli anni Novanta”.
“Non getteremo la spugna e porteremo a compimento il mandato assegnatoci dagli elettori - ha concluso tra gli applausi Di Sì - continuando ad operare all’insegna della trasparenza e della legalità”

(Raffaele Lopreiato Gazzetta del Sud 21/03/2015)

STEFANACONI. SOLIDARIETA' CORALE AL SINDACO DI SI'

 (STEFANACONI) La comunità di Stefanaconi non si piega alla logica della sopraffazione e si ritrova unita per dire no al vile atto intimidatorio subito dal sindaco Salvatore Di Sì cui, lo scorso 27 febbraio, ignoti hanno incendiato l’auto parcheggiata nei pressi della sua abitazione, ubicata nella vicina frazione Morsillara.
Questo il messaggio forte partito ieri sera da palazzo Carullo, dove si è tenuto il consiglio comunale aperto appositamente convocato dalla presidente del consiglio Daniela Maluccuio per tributare un “doveroso attestato di solidarietà politica e vicinanza umana al primo cittadino”.

Per l’occasione, tantissime le presenze istituzionali di rilievo tra cui il prefetto Giovanni Bruno, i parlamentari Ernesto Magorno e Bruno Censore, il presidente della Provincia Andrea Niglia, il consigliere regionale Vincenzo Pasqua, rappresentanze di tutte le forze sociali e tantissimi sindaci.
Unanime l’invito rivolto al “sindaco galantuomo” a “non arrendersi, per non darla vinta a criminali che vigliaccamente agiscono nell’ombra e ancora una volta gettano fango sulla laboriosa comunità di Stefanaconi”.
L’onorevole Magorno, in particolare, parlando nella sua duplice veste di segretario regionale del Pd e di componente della commissione parlamentare antimafia ha esaltato il “ruolo dei sindaci e degli amministratori locali di una terra di frontiera come la Calabria che, per il loro impegno quotidiano di contrasto ai soprusi della ‘ndrangheta, meritano senz’altro l’appellativo di eroi”.
L’onorevole Censore si è invece soffermato sulla “necessità di una sempre più fattiva collaborazione tra i diversi livelli istituzionali con le forze dell’ordine e la magistratura, in particolare, che ancora di più devono intensificare la loro meritoria attività per dare sicurezza ai cittadini”.

Toccanti le parole del sindaco Di Sì che, pur non negando la condizione di “difficoltà e paura” nella quale lui e la sua famiglia si trovano dalla sera dell’attentato, ha ribadito la ferma volontà di non arrendersi.
“Indietro non si torna - ha tuonato il primo cittadino - e questa comunità non verrà riportata al periodo di piombo degli anni Novanta”.
“Non getteremo la spugna e porteremo a compimento il mandato assegnatoci dagli elettori - ha concluso tra gli applausi Di Sì - continuando ad operare all’insegna della trasparenza e della legalità”

(Raffaele Lopreiato Gazzetta del Sud 21/03/2015)